AVVENTO TEMPO DI ATTESA

XXIV Domenica per Annuo: 17 settembre 2018

 “La gente chi dice che io sia?” (Mc 8,27) 

Gesù sapeva che nessun annuncio sarebbe stato possibile se coloro che aveva scelto per gridare la sua verità non avevano ancora dato la risposta decisiva: “Tu sei il Cristo, sei la salvezza!”. 

Dopo duemila anni di cristianesimo la situazione non è cambiata. Mentre ci si interroga sul come comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, e su che cosa la nostra gente pensi di Cristo, si dimentica che è la fede dell’evangelizzatore, del testimone, il punto di partenza di qualsiasi annuncio. “Tu sei il Cristo” è l’unica risposta alla domanda provocatoria di Gesù, ma la verità deve fare ancora i conti con l’evidenza della croce. 

E’ facile riferirsi a Dio per consacrare il proprio potere, e molti sono i poteri della terra che lo fanno. È bello sentirsi coccolati da un Dio che protegge, che fa miracoli sulla nostra strada, ma rispondergli accettando la sua e la nostra croce è un’altra cosa. 

Al Maestro che ci chiede: “Chi dici che io sia per te?”, bisogna rispondere senza delegare altri, senza alibi, senza scorciatoie. La vita è il campo da arare, il vomere è la Verità di Cristo: nelle mani del discepolo è posta la semina del futuro, la raccolta è compito del Maestro. 

La risposta comporta la lotta per sostenerla, la certezza che nonostante la prova io sarò in grado di seguire il passo del mio Signore. 

 don Walter, vostro parroco 

XXIII Domenica per Annum: 9 settembre 2018

 “Effatà, cioè: Apriti?” (Mc 7,34) 

Effatà, apriti!”… è una nuova condizione, un nuovo modo di essere di fronte agli avvenimenti della vita, è consapevolezza di uno sguardo aperto, ottimistico, provocato dalla speranza che in Cristo sarà vinta per sempre la morte. 

Un’apertura alla vita che si dispiega anche nella necessità di garantirla a tutti, soprattutto ai più sfortunati, ai più deboli. 

Dire fede è dire liberazione, la mia e quella dei fratelli che non riescono ad avvertirla. Gesù annuncia il Vangelo del Regno e lancia la sfida alla povertà, ad ogni povertà, e chiede a coloro che vogliono essere suoi amici di combattere al suo fianco la buona battaglia. 

Gesù apre le orecchie ai sordi, scioglie la lingua ai muti, ancora pronuncia effatà perché sia vinta ogni incomunicabilità che provoca egoismo e morte. Effatà perché si apra un’economia che sia davvero capace di vincere la diabolica divisione tra gli uomini e portare una equa distribuzione dei beni della terra. 

Effatà ai muti di una società senza più dialogo. Una società che per garantire il proprio interesse ha chiuso la comunicazione ai bisogni e alle richieste dei fratelli con il risultato del prevalere della solitudine, una invincibile solitudine. 

Effatà è una sconvolgente provocazione al nostro tempo. È sciogliere il silenzio che tormenta dentro, è ritornare alla parola amica, alle parole che legano, è ritornare ad essere uomini. 

 don Walter vostro parroco 

XXII Domenica per Annum: 2 settembre 2018

“Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7,6)

Non c’è cammino di fede che non sia calato nell’oggi, nella sostanza delle scelte, nella verità delle decisioni. La rappresentazione del creduto non può tralasciare, peggio, ignorare il contenuto della verità annunciata dal Vangelo. Il credente in Cristo sa che la sua vita è in gioco di fronte alla Parola e non vorrà perderne neppure una per conoscere la volontà del Padre, perché è in questa volontà che trova pace la sua ricerca: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Gc 1,22).

Non si è credenti per le sole preghiere, per la pratica religiosa che certo esprime una forma del credere, ma si è credenti se si cerca l’amore di Dio, rendendolo visibile nell’incontro con i fratelli. Il rischio sempre in agguato è che la rappresentazione della fede si sostituisca alla sostanza del credere.

La fede non può prescindere dall’impegno per la trasformazione in bene della storia. La preghiera, i riti, le celebrazioni, se non disegnano il percorso di un ascolto dall’Alto, se non incarnano nella carità il modo vero di adorare Dio, restano parole vuote, obbligano alla forma e non al contenuto.

don Walter, vostro parroco

XX Domenica per Annum: 19 agosto 2018

 “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv 6,54) 

Maria avrà sicuramente avrà impastato il pane e preparato l’agnello con le erbe amare per quell’ultima cena… avrà visto suo figlio, suo maestro, spezzare il pane e offrire il vino e avrà sentito le solenni parole che pronunciò: “Questo è il mio corpo, mangiatene tutti. Questo è il mio sangue, bevetene tutti”. 

Anche la Madre avrà bevuto quel vino e avrà mangiato quel pane, mentre le sue parole le avranno spezzato il cuore. 

Se gli altri avranno cominciato a capire che qualcosa stava accadendo, la Madre, che dal giorno del concepimento conservava ogni cosa nel suo cuore, comprese che quando il figlio parlava di vita donata, quando affermava che non c’è amore più grande di chi dà la propria vita per chi ama, parlava di sé, del suo corpo e del suo sangue versato. 

Maria era la donna che aveva partorito il Cristo, colei che, unica al mondo, era stata unita al Figlio dell’Altissimo in modo del tutto speciale. Ora, grazie all’eucaristica cena, quel suo particolare privilegio non veniva cancellato, ma veniva condiviso in modo diverso con tutti i commensali. 

Mangiare quel pane consacrato significava che tutti, come lei, avrebbero potuto accogliere la potenza dell’Altissimo nel proprio grembo. Il pane dice cibo, ma anche carne, perché se mangi pane diventi pane e se mangi Cristo diventi la sua carne. 

Maria in quell’ultima cena vide scendere l’amore nel cuore di ogni uomo e capì quanto Dio amasse il mondo tanto da farsi pane per diventare carne in ognuno di noi. 

Don Walter vostro parroco 

XIX Domenica per Annum: 12 agosto 2018

 “Io sono il pane disceso dal cielo” (Gv 6,41) 

Saziati di presente, soddisfatti delle certezze umane, delle lotte anche coraggiose per la giustizia… tutto passa, tutto si trasforma. 

Anche l’oggi gratificante, senza una speranza futura, senza un sogno, è frustrante. L’uomo ha diritto di chiedere una benedizione dall’Alto capace di realizzare i propri desideri e mettere a posto ogni cosa. Per poterla ricevere si è pronti a fare voti, preghiere e suppliche. È legittimo rivolgersi a Dio per i bisogni: Dio ama, e nel suo amore è sempre disponibile a confortare chi in Lui pone la sua speranza. 

Il miracolo però è la vita stessa, è fidarsi di Dio che libera dalla morte e non solo da quella finale: dalla morte di tutti i giorni, del quotidiano, che nasconde il vero. “In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6,47) 

Il grande miracolo è la fede, perché chi ha la fede ha tutti i miracoli, ha la forza del suo Dio che l’accompagna i suoi passi. 

Chi crede nel Signore certo non avrà nelle mani una lampada magica capace di soddisfare ogni desiderio, ma vestirà una inattaccabile armatura contro ogni avversità. 

Chi mangia il pane dell’abbandono fiducioso a Dio, chi si affida al cuore del Padre, non mancherà di nulla. 

Con l’occasione mi permetto di invitare tutti alla celebrazione del 15 agosto alle ore 20, presieduta dall’Arcivescovo Lauro. Auguro a tutti una buona Festa di Maria Assunta in cielo. 

don Walter vostro parroco 

XVIII Domenica per Annuo: 5 agosto 2018

 “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete in eterno” (Gv 6,35) 

La conseguenza della moltiplicazione dei pani e dei pesci non tarda ad arrivare. Non si era mai visto nulla di simile, e mai prodigio sembrava più rispondente all’idea di un Dio comodo in cui ci piace credere. Il prodigio sposta i popoli in cerca di soddisfazione. Un Dio al servizio dell’uomo conviene: invocarlo per il proprio bisogno, sperando nella sua accondiscendenza, è l’unico credo che accomuna non pochi. 

Se è giusto chiedere un pane da spezzare per la salute del corpo, per i figli da sfamare … imprigionare la fede nell’interesse particolare, nel bisogno di un istante, nel fugace sollievo di un momento è tradire il Vangelo. 

È giusto chiedere il pane, ma bisogna chiedere prima quello del cielo, necessario per la vita eterna. E’ giusto lottare per il pane da condividere, da spezzare in fraternità per rispondere alle attese di poveri, ma il Vangelo presuppone un percorso di conoscenza del cielo che diventa motore per la testimonianza nella storia. 

Non di solo pane vivrà l’uomo, e proprio perché la ricerca della vita passa attraverso la conversione delle attese, del futuro, della comprensione e del giudizio sul proprio essere nel mondo, là dove sarà la mia richiesta là sarà la mia fede. 

La nostra domanda di senso, la supplica per un mondo più giusto, purificato dal peccato e dalle sue conseguenze, non lasciano indifferente Gesù. In nome del suo amore, a chi chiede sarà dato, a chi bussa sarà aperto a condizione che il Regno sia il sogno condiviso, che il miracolo sia provocato dalla fede. 

Don Walter vostro parroco 

Grande Annamaria!!!

La signora Annamaria … una donna anziana con un cuore giovane e un pensiero brillante. Conosce la storia e la vita e per questo, con passione e visione di donna (come dice lei), invita tutti al sit in  per incontrarsi, dialogare, nel rispetto di tutti.

Il suo messaggio sta tutto nel cartello. “IO CRISTIANA DICO SI AI MIGRANTI, NEL MIO PAESE E NELLA MIA CASA”

Non possiamo cullarci nel mito anti evangelico di essere cristiani e andare d’accordo e di essere simpatici a tutti, diceva qualche tempo addietro un italianissimo cardinale …

don Walter

 

XVII Domenica per Annuo: 29 luglio 2018

 “Dove potremo comprare il pane 

perché costoro abbiano da mangiare?” (Gv 6,5) 

La moltitudine di uomini e donne che cerca pane ancora percorre la storia. La Parola di Gesù è pane da spezzare, ma è difficile comunicarla se non viene accompagnata da un pane che sfama. 

Se a chi chiede un pezzo di pane per sfamare i figli viene offerto un pane diverso, fosse anche quello del Vangelo, sarà difficile da digerire. Per rendere testimonianza al Signore i suoi discepoli, nel cercare la giusta affermazione della verità che salva, mentre annunciano al mondo la Parola del Maestro, devono fare miracoli di compassione: sanare ferite, accogliere stranieri, sfamare di pane col pane della giustizia. 

C’è uno stretto legame tra la moltiplicazione del pane e la proclamazione della profezia. La forza del Vangelo è dire e fare insieme, e il fare precede il dire. Oggi c’è ancora più bisogno del coraggio di credere che il pane possa essere moltiplicato per realizzare un mondo dove condividere il pane, spezzarlo, donarlo a chi non l’ha, sia il supremo miracolo della giustizia. 

E’ ancora urgente gridare che c’è la fame nel mondo, nelle nostre periferie, nella nostra stessa città, forse nel nostro pianerottolo. Se è impossibile pensare che un nuovo miracolo moltiplichi prodigiosamente il pane, senza il lavoro dell’uomo, è necessario credere che l’amore possa moltiplicare il pane perché il Signore vuole che “l’abbondanza degli uni supplisca all’indigenza degli altri” (2Cor 8,14). 

È questa la nuova sfida che, se amiamo la giustizia, deve lasciarci insonni e renderci capaci del Vangelo della Carità per diventare moltiplicatori del pane. 

Don Walter, vostro parroco. 

XVI Domenica per annuo: 22 luglio 2018

 “Erano come pecore senza pastore?” (Mc 6,34) 

Paura di non farcela, di restare indietro… il tempo è denaro, il successo è una corsa. Non fermarti… chi si ferma è perduto, e intanto perdi sogni, amici veri, rari, affetti preziosi svenduti a poco prezzo. 

Eppure l’estate è tempo di vacanze, è tempo di riposo. La voce di Gesù sembra collocarsi in maniera provvidenziale in questo scorcio d’anno dove ognuno cerca un poco di quiete: “Venite in disparte … e riposatevi un poco” (Mc 6,31). 

Gesù ci lancia la sfida del giusto riposo, del bisogno di ritemprarsi, del coraggio di mettersi da parte e di andare fuori per poter essere più forti dentro, più capaci di affrontare le difficoltà future. Ma la ricerca del “santo ozio” non ci chiama fuori dalle responsabilità: non si manda in ferie la giustizia, l’impegno nel dare significato alla dignità del mondo e del proprio destino, né si manda in ferie la volontà di realizzare la pace, quella vera, che viene dal cuore del Vangelo. 

Non si manda in ferie il bisogno che sempre abbiamo di essere confortati dalla Sua presenza. Anzi proprio in tempo di vacanza la sua Parola può diventare una frontiera di comprensione: la pace di Cristo non ha il sapore della morte, non seppellisce il cuore della verità: “Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito”. (Ef 2,18) 

All’invito del Signore; “Venite un po’ in disparte”, la risposta non può che essere una sola: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla” 

don Walter, vostro parroco. 

XV Domenica per Annum: 15 luglio 2018

 “Chiamò a se i Dodici e prese a mandarli a due a due?” (Mc 6,7) 

I primi discepoli del Maestro da subito compresero che “essere suoi” significa farsi parte del suo progetto. Il Vangelo, la Parola che trasforma la vita non può essere tenuta dentro, deve essere necessariamente, annunciata a tutti. Il Vangelo non si può tenere per sé: il passare ad altri ciò in cui si crede è segno che si è ricevuta la buona notizia. Tutta l’avventura dei discepoli è un “passaparola”: venite a vedere anche voi quello che noi abbiamo visto. 

Si può raccontare da soli ma partono in due, perché è meglio essere comunità, squadra, si è più credibili. Un mondo di compagnia è posto di fronte ad un mondo di solitudini ed è pronto ad offrire spazio agli altri. Aver scelto Gesù di Nazareth provoca la differenza e fa venir fuori la novità del discepolo nel suo modo di porsi di fronte alla storia, agli avvenimenti, ai fatti della vita, così da essere nel mondo la voce della gioia. 

Per “riuscire a passare” il Vangelo occorre però alleggerirsi delle bisacce. È necessario alleggerirsi del possesso che ostacola ogni ideale. 

E’ vera libertà andare controcorrente, contro quella visione comune che ci vuole tutti irregimentati, sotto padroni sempre diversi e sempre uguali, perché l’uomo d’amore, l’uomo della buona notizia, non si lascia ingannare da guerre preventive, perché resta sempre e comunque un uomo di pace; non esegue operazioni finanziarie per trovare risposte alle sue domande, perché sa bene che la propria dignità vale più di qualsiasi ricchezza; non si vende per far carriera, perché sa di valere più del posto da occupare. Annunciare la differenza del Vangelo nel mondo economico, politico, intellettuale è la sua unica valigia resa leggera dalla forza del vento contrario. 

don Walter, vostro parroco.