AVVENTO TEMPO DI ATTESA

Festa di Tutti i Santi

Tante volte mi chiedo a che cosa serve accendere una candela e pregare un santo quando Gesù ci ha rivelato che Dio è Padre ed è vicino a chiunque lo invoca. Non dovrebbe Dio ascoltare direttamente la nostra preghiera?

Il rischio infatti è quello di metter in secondo piano Dio che avendo una schiera molto folta di santi davanti che intercedono e che esaudiscono le preghiere diventa ancor più lontano e sconosciuto. Ma questo è l’esatto opposto di quello che Gesù è venuto a rivelare: Gesù infatti è il Dio fatto carne che scende dal “piedestallo” del cielo per farsi vicinissimo a ogni uomo, senza più intermediari e intercessori.

I santi allora che ci stanno a fare nella nostra vita di fede?

I santi in molti modi diversi ci dicono che quello che Gesù ha detto e fatto non è impossibile.
Ci sono pagine come questa delle beatitudini che se ci pensiamo bene sono molto sconcertanti. Come si fa a dire “beati i poveri” con la crisi economica che strozza le famiglie più povere (mentre i grandi industriali e politici che schiamazzano sono in realtà i più tranquilli)? Come si fa a dire “beati gli operatori di pace” in un contesto sociale e mondiale che va in direzione opposta alla pace? Come si può dire “beati i misericordiosi” quando la bontà e il perdono rendono perdenti, mentre vince solo chi è furbo e chi sa ingannare il prossimo?…

E la lista di pagine “impossibili” del Vangelo è interminabile e potremmo elencarle all’infinito.

Ecco, i santi ci dicono che tutto quello che è narrato nel Vangelo in realtà è possibile viverlo, e chi dice che in fondo è solo una favoletta per piccoli si sbaglia perché il Vangelo è un potente mezzo di rivoluzione per la nostra vita e l’intero genere umano.

I santi allora non sono da porre su un piedistallo alto e inarrivabile. Così infatti sotto sotto ammettiamo che “solo loro” hanno potuto fare quel che han fatto, mentre noi quaggiù nella vita concreta non siamo capaci.

I santi sono da porre al nostro livello e da loro riceviamo la “buona notizia” che il Vangelo è vivibile e più concreto di quel che pensiamo.

XXX Domenica per annum: 28 ottobre 2018

 “Che cosa vuoi he io faccia per te?” (Mc 10,51) 

Bartimeo era cieco. Seduto sul marciapiede della storia, mendicava aspettando la compassione come pane per vivere. 

Il passaggio di Gesù per la sua strada è una proposta di libertà: se vuoi puoi guarire! 

La luce degli occhi è comprensione del vero, profondità di conoscenza; nelle tenebre tutto è difficile, la paura prende il sopravvento su ogni cosa. La vista non è solo quella degli occhi: anche il cuore vede, la mente ha il suo “visus”, lo spirito cerca luce. 

Il peccato è restare ciechi: è non vivere la vita nella sua pienezza, nella gioia della storia ricevuta come dono, nella comprensione della compagnia di Gesù. 

Il Figlio dell’uomo è venuto nel mondo perché i ciechi riacquistino la vista. 

La libertà inizia quando dentro chi è cieco il desiderio della luce vince quello delle tenebre. 

Vedere è possibile per un miracolo d’amore, ma ogni guarigione interiore è data dal cammino verso la luce. 

Chiedere di vedere senza lasciare il proprio mantello alle spalle, senza correre alla chiamata di chi apre le porte della nuova vita, è rassegnarsi alla propria condizione, è invocare senza cercare, pregare senza credere, bussare senza avere speranza. 

Correre nella fede è necessario per poter ritornare a vedere; credere in Colui che passa per la nostra strada, nella Parola che salva è la condizione per vincere le tenebre: “Rabbunì, che io veda di nuovo!” 

don Walter, vostro parroco 

XXIX Domenica per Annum: 21 ottobre 2018

 “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore …” 

Nel cenacolo del suo testamento la visione del mondo passa attraverso la logica del servizio. I primi devono dare di più. I doni si ricevono non per il proprio egoistico guadagno, ma per la trasformazione della storia. 

Nessun alibi, nessuna giustificazione è possibile a chi vuole essere compagno di strada di Gesù: “tra voi non sia così”. 

La diversità del discepolo è la sua forza, la credibilità delle sue parole la sua originalità. Se il mondo si costruisce sulla conquista dei primi posti, il Regno si offre come capovolgimento degli onori: gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi, a chi ha avuto di più sarà chiesto di più. Il nuovo ordine delle cose non è dettato da una ideologia rivendicativa… la rivoluzione del Vangelo non passa attraverso la lotta di classe, una proposta sociologica, ma è la proclamazione dell’avvento della verità definitiva: i primi saranno quelli che hanno capito che cosa valga davvero, quale sia la parte migliore da scegliere e quanto costi afferrarla per sé e consegnarla alla storia degli amici. 

E’ proprio del discepolo desiderare ciò che il Signore desidera: “Potete bere il calice che io bevo?” Ogni altra aspettativa che sia fuori dalla proposta di Gesù non è praticabile per chi voglia costruire insieme a Lui la sua Chiesa. 

don Walter, vostro parroco 

XXVIII Domenica per Annum: 14 ottobre 2018

 “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio” (Mc 10,23) 

Le parole a volte non dicono perché non riescono più a provocare significati, ad aprire quello scrigno straordinario che ciascuna di esse contiene, a dare senso alla voglia di comunicare. Troppa solitudine, troppe parole vuote. “Donaci Signore la sapienza del cuore”. 

È difficile avvertire il sapore delle cose quando ormai sono diventate scontate, già conosciute. Si resta insoddisfatti perché terribilmente soddisfatti, sazi, nauseati dal troppo, come il giovane ricco. 

Non si è discepoli del Signore solo perché si rispettano le leggi, perché non si fa nulla di male: se vuoi essere felice devi vincere quello che ti intristisce, quello che ti porta il male dentro, la malattia del possesso. La ricchezza non è soltanto questione di beni posseduti, è uno stile di vita inadeguato, è uno sguardo puntato su un Dio diverso dal Padre di Nostro Signore Gesù Cristo. 

È un peccato morire ricchi di cose e poveri d’amore, è un peccato pensare di conquistare il mondo intero e poi perdersi senza lasciare memoria degli affetti e di compagnia. Essere discepoli del Signore è farsi seguaci di una Parola che invita alla verità. Difficile dirla a se stessi e tuttavia, qualora si riesca a farlo è capace di provocare una felicità definitiva. 

don Walter, vostro parroco. 

XXVII Domenica per annum: 7 ottobre 2018

 “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,9) 

Ancora un invito ad avere la trasparenza di cuore, quella che permette di entrare nei fatti, anche i più dolorosi con la libertà di un bambino. 

E in verità ce ne vuole di fronte alla proposta di Gesù che ribadisce l’indissolubilità del matrimonio mentre il quotidiano segna atteggiamenti profondi di mutamento nei confronti della vita di tutti i giorni. 

Parlare nella verità con misericordia anche a chi, avendo provato il fallimento del proprio matrimonio, la sofferenza di una separazione, rischia di trasformare il vincolo in un fatto relativo: se è andata male a me, non è possibile credere nella fedeltà dell’amore per tutta la vita. 

Se tanti non ce la fanno non è onesto considerare il limite come una condizione generale. Nella mente di Dio la solitudine di una delle parti non è prevista: l’uomo è fatto per essere famiglia, per essere completamento, perché l’uomo e la donna siano una sola carne. 

Non sempre l’unione tra un uomo e una donna riesce ad essere stabile, nei momenti di fragilità, d’impoverimento del rapporto, capita che possano voltarsi le spalle. 

I valori in cui il cristiano crede implicano la difesa della famiglia come valore fondamentale della vita e per questi bisogna lottare. 

don Walter, vostro parroco. 

Nuovi orari Sante Messe feriali

 

Sono sospese le S. Messe delle ore 20 il lunedì a S. Apollinare di Prabi e il venerdì al Santuario Maria Annunziata di Laghel. In questi due giorni don Walter celebrerà l’Eucaristia, il mattino, presso le Suore della S. Famiglia. 

Si manteranno invece le celebrazioni delle ore 20: 

il martedì a S. Bernardino; il mercoledì a S. Giuseppe e il giovedì a S. Rocco. 

XXVI Domenica per Annuo: 30 settembre 2018

 

 “Se la tua mano è motivo di scandalo, tagliala” (Mc 9,43) 

Non c’è scandalo più grande che uccidere i sogni di un bambino. Scandalizzare i piccoli è rubare loro la speranza. Gesù ha offerto al mondo la via per arrivare al cielo: guardare la vita con la trasparenza degli occhi di un bambino. Il punto di osservazione dell’armonia dell’essere è l’innocenza del cuore. 

Noi dovremmo diventare come bambini e invece facciamo diventare i bambini vecchi come noi; avremmo bisogno dei loro sogni e invece li investiamo dei nostri incubi, delle nostre paure. 

La profezia è parola che lega l’uomo a Dio, la parola che scaturisce dalla Sua bocca, quella che ascoltiamo nel silenzio. Dio parla, noi dobbiamo ascoltarlo. Riuscire a fare nostra la Parola di Dio è renderLo visibile nella storia, nella propria e in quella di chi si incontra… è riportare l’uomo alla sua originaria purezza. 

Scandalo è una pietra di inciampo, un impedimento alla libertà del cuore, è voler seguire percorsi alternativi alla verità e alla trasparenza. 

Difficile in questi tempi farsi bambino, ma per chi crede in Cristo l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno. 

don Walter, vostro parroco. 

Riprende la celebrazione delle sante Messe in Sant’Anna

Con lunedì primo ottobre le celebrazioni delle Sante Messe feriali del mattino si svolgeranno nella chiesetta di S. Anna.

Sono sospese le S. Messe delle ore 20 il lunedì a S. Apollinare di Prabi e il venerdì al Santuario Maria Annunziata di Laghel. In questi due giorni don Walter celebrerà l’Eucaristia, il mattino, presso le Suore della S. Famiglia. 

Si manteranno invece le celebrazioni delle ore 20: 

il martedì a S. Bernardino; il mercoledì a S. Giuseppe e il giovedì a S. Rocco. 

25 Domenica per Annuo: 23 settembre 2018

“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di ciascuno” (Mc 9,35)

Il Maestro cammina, va veloce. Lui sta davanti, e stare davanti, benché con un nutrito seguito, spesso è restare soli, mentre chi sta dietro, comprende dove il Signore lo conduce.

I suoi compagni provocati dalla verità gioiscono di fronte al nuovo annuncio di risurrezione, avventura di cieli nuovi e terra nuova, ma forse turbati dalla croce preferiscono preoccuparsi di come spartirsi il potere. Una corsa ai primi posti che non si è mai fermata e che diventa affannosa, violenta fino a schiacciare gli altri; “Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?” (Gc 4,1). La ricerca ossessiva dei primi posti è il male assoluto che genera contrapposizione violenta.

Una descrizione inclemente, coraggiosa, dei guasti di ogni tempo che derivano dalla malattia del possesso e della voglia di sopraffare gli altri, mentre il Cristo annuncia una via diversa fatta di servizio, di annientamento per amore, di un grembiule per servire gli altri e rendere gli altri capaci di dignità grazie al proprio amore.

Una sana ambizione non è contraria all’amore, avere dentro di séil desiderio di crescere è umano, sacrosanto, legittimo, ma non controqualcuno, bensì a favore dell’umanità.

Per questo il presupposto di una sana crescita professionale, umana, sociale è quello di non servirsi degli altri per il proprio potere ma del proprio potere a servizio degli altri.

Il nostro è un tempo di guerra devastato dall’egoismo e dalladebolezza delle idee. La forza del cristianesimo è il suo Vangelo, una verità che non muta, trasparente, capace di vincere il mondo, anche se il mondo possiede sempre più armi distruttive.

Don Walter, vostro parroco