AVVENTO TEMPO DI ATTESA
3 Domenica di Quaresima: 4 marzo 2018

“Non fate della casa del Padre mio un mercato”
(Gv 2,16)
La mentalità del mondo trasforma tutto in commercio; e quando Dio sembra opporre resistenza alle richieste, ai sacrifici, ai voti del penitente che cerca di ottenere risposte concrete, è facile mettere in discussione la sua esitenza. Miracolo e sapienza non posso prevalere sulla forza della speranza, un Dio che insegna il mestiere di uomini, a riappropriarsi della gioia dell’attesa nel tempo della sconfitta, è un Padre tenerissimo, che non delude mai.
Nelle periferie del mondo, tra quelli che muoiono agli angoli delle strade, nelle periferie delle nostre città e della nostra vita c’è sempre un Dio che ci permette di riacciuffare la libertà, che ci insegna che c’è un cielo sopra di noi. Non c’è altro Dio al di fuori di Lui: non il denaro, non il successo economico, non il prestigio personale, non il mito dell’immagine, non l’affermazione del proprio potere saranno in grado di raccontare un uomo finalmente rinnovato.
Un Dio che ridona speranza è luce che rinnova il destino della storia; cercarlo è cercare la vera dignità dell’uomo; scoprire il suo amore è proteggersi con la più resistente delle armature: neppure la morte riuscirà a trafiggerla. Riappropriarsi delle fede è gridare a Dio: “Tu ci sei!”. E mentre questo grido ci diventa familiare, sentiremo che con Lui ci siamo anche noi. Ci siamo e ci saremo, nonostante la mor
Don Walter, vostro parroco.
2 Domenica di Quaresima: 25 febbraio 2018

“Fu trasfigurato davanti a loro” (Mc 9,2)
La Quaresima è tempo di riflessione per scrutare il disegno di un Dio che si fa carne crocifissa per la nostra salvezza; tempo di speranza per vincere con il Vincitore la morte e gridare finalmente: “E’ risorto!”.
La nostra speranza è la rivincita sulla morte, perché con la morte la vita non è tolta, ma trasformata. Questa la novità dell’annuncio. Credere in Dio e ritenere che ci sia un’altra vita oltre la morte è convinzione diffusa indipendentemente dalle religioni, ma credere nella risurrezione della carne sconvolge, cambia le coordinate di qualsiasi pensiero sul destino dell’uomo e non di rado provoca ironia e sarcasmo: “Su questo ti ascolteremo un’altra volta!” (At 17,32). Molti si interrogano sul futuro della vita dopo la morte, l’aldilà intimorisce e affascina, ma quando si ragiona su quello che verrà dopo la vita, spesso si immagina una continuità evanescente. I più concoludono che dopo la morte qualcosa ci sarà, ci deve essere, ma è materia di chi lo vedrà.
La risurrezione è il cuore del Vangelo, è la prova della sua verità e non riflettere su di essa, non esserne provocati, è come sentirsi dire dal Maestro: “Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me!” (Is 29,13). Dire “io credo” è legare la propria fede alla risurrezione della carne, è dare il proprio giudizio sulla vita e sulla morte. La singolarità del pensiero cristiano è credere ad una continuità tra la vita e la morte, in cui il dopo non è in opposizione alla vita.
Don Walter, vostro parroco
I Domenica di Quaresima: 18 febbraio 2018

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15)
L’inizio di un’impresa decide il suo percorso, nella sintesi di una proposta appena enunciata si racconta per intero la missione di Cristo. L’ansia di annunciare il Vangelo è da subito il suo unico obiettivo.
Le ceneri hanno imbiancato il nostro capo e hanno inaugurato il tempo in cui il libro del Vangelo si apre per svelare il suo segreto: presto sarà Pasqua, la vittoria è pronta per essere celebrata. La proposta di Cristo è offerta di gioia non solo da vivere pienamente nel futuro, ma concretamente nell’oggi. Risorgerà, risorgerò! Questa la buona notizia che convince ad andare, questa la Parola che fa cambiare strada: rivolgendo lo sguardo alla meta ogni ostacolo sarà superato. Ogni intoppo, ogni impedimento, ogni tentazione provocata dalla stanchezza, troveranno risposta nella vittoria di Gesù di Nazareth.
E’ difficile essere felici quando il dolore del mondo sembra più evidente della vittoria, quando l’ingiustizia fa più rumore della speranza. La tentazione fa parte del corredo del viandante, anche Gesù è stato tentato. Quaranta giorni per fare i conti con il proprio percorso, per riconsiderare la via possibile della felicità, per scegliere il bagaglio giusto. La logica di questo mondo vorrebbe un carico leggero fatto di successo, denaro, potere, ma la luce della meta obbliga a convertire lo sguardo: la giustizia, l’amore, la dignità sono il bagaglio del credente. Per operare questa conversione c’è bisogno di un motore, il Vangelo è quello giusto.
Don Walter, vostro parroco.
LA SETTIMANA SANTA

“Osanna! Benedetto colui che viene ne nome del Signore” (Mc 11,9)
La drammatica lettura della passione di Gesù diventa un progetto, una via da attraversare per entrare nel mistero di questa Santa Settimana. Nel cuore stesso della sua struttura è data un’ambivalenza, quasi una contraddizione, perché la celebrazione della Domenica delle Palme, presenta tonalità e colori così in rapida alternanza, che descrivono il passaggio dalla gioia della festa al dolore del lutto. La liturgia della domenica si apre con un grido di gioia: “Osanna”. Un grido che vorremmo poter ripetere sempre, forti dei nostri desideri, dei nostri sogni, per la presenza di Dio.
Tuttavia la gioia sembra durare un attimo, come nell’esperienza di tanti, dinanzi alla strada dolorosa del giusto condannato al martirio. Scenari opposti, per qualcuno lontani l’uno dall’altro. La Domenica delle Palme è la più contraddittoria delle celebrazioni ma è anche la più umana perché descrive la realtà di un dramma e racconta il salto dalla fede alla disperazione, dal coraggio alla paura, dall’abbandono in Dio al sentirsi abbandonati da Dio. La festa fa i conti con la croce che segna il confine tra chi cerca Dio che non trova e chi, accogliendo il grido al cielo dell’unico innocente, riesce a proclamare come il centurione: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio”.
La passione del Padre, che consegna la sua risposta il terzo giorno, è celata sul legno della croce ma già da allora presente nel dolore del Figlio, nelle sofferenze dei figli.
Aspettare il terzo giorno, quando la pietra verrà rimossa e quel grido di dolore: “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?” potrà coniugarsi con la gioia dell’Alleluia.
Questa è l’unica settimana che viene definita Santa, provare a percorrerla per santificarsi è la liturgia della Pasqua.
VI Domenica per annum: 11 febbraio 2018

“Se vuoi puoi guarirmi!” (Mc 1,40-45)
Ieri come oggi, di fronte ai mali che affliggono il mondo, pensiamo di evitarli cercando di anestetizzare la verità, di impedirne il percorso facendo diga alla compassione possibile.
Altra lebbra, nuovo dolore si affaccia all’orizzonte della storia. Benché consapevoli che siamo tutti parte di una stessa famiglia, benché coscienti che nulla è dato o tolto senza che qualcun altro, in qualsiasi parte della terra, ne abbia vantaggio o danno, continuiamo a credere che di poter evitare la sofferenza ignorando quella degli altri.
Il lebbroso supplicava in ginocchio il Maestro di liberarlo: il gesto oltrepassa la storia del sofferente, il dramma della sua condizione. Sono ancora in ginocchio i poveri della terra che, soffrendo violenza ed abbandono, chiedono di non essere dimenticati; sono in ginocchio i poveri delle nostre città, che afflitti dal quotidiano, mortificati nella loro dignità, sono anch’essi costretti a vivere alla periferia delle nostre comunità; sono in ginocchio i tanti giovani frustrati dalla mancanza di avvenire, spesso vittime di un sistema che dà spazio non a chi merita, ma a chi ha più raccomandazioni.
“Lo voglio, guarisci!”. La parola del Maestro sconfigge la malattia. E’ del discepolo di Cristo appropriarsi di quella parola di guarigione, è della Parola stessa il desiderio di essere ancora gridata. Vana sarebbe la nostra fede se a noi non fosse ancora sconosciuta la forza dell’amore, se, per mancanza d’amore e di compassione del mondo, il lebbroso non riuscisse ad uscire dal lazzareto, il povero dalla solitudine, l’abbandonato dalla ristrettezza.
Don Walter, vostro parroco
V Domenica per annum: 4 febbraio 2018

“Tutti ti cercano?” (Mc 1,37)
Il Maestro andava in tutte le città ad annunciare il Vangelo, a portare speranza. Compromettersi con il mondo è lasciarsi abbracciare dal dolore di chi soffre, è rischiare la parola della consolazione. Vano sarebbe predicare, senza calarsi nella passione sofferta dell’uomo, così vera, così inquietante. La compassione è l’anima dell’annuncio, solo le braccia che stringono al petto l’afflitto, solo il sorriso e le carezze compassionevoli, solo la testimonianza rendono credibile la Parola.
Il credente non può rispondere al suo Dio con i semplice assenso intellettuale, non può affermare solo con le labbra di avere fede, ma facendo sua la volontà del Padre. “Pur essendo liberi, si diventa servi per guadagnarne il maggior numero, deboli con i deboli, per guadagnare i deboli: tutto per il Vangelo” (cfr. 1Cor 9,19)
Tutti cercano il Maestro e Lui si lascia trovare da chi lo cerca. Il discepolo non affronta il mondo presuntuosamente, non avverte il bisogno di fare proseliti, ma avverte l’ansia di annunciare a tutti quello che ha visto e toccato, perché sa che gli uomini non possono fare a meno di Gesù.
E’ convinto che anche coloro che non lo conoscono lo cercano e hanno il diritto di incontrarlo. Sa che quanti sarà annunciato il Vangelo sarà data la guarigione.
Per salvare l’uomo, per convincerlo riguardo al suo futuro, per sanarlo da ogni male, Gesù è la Via e la Verità e la Vita. “Guai a me se non annunciassi il Vangelo!” (1Cor 9,16)
Tutti cercano Gesù di Nazareth, tra loro anch’io.
Don Walter, vostro parroco
Luoghi di culto e presenze religiose in Trentino
chi l’avrebbe mai detto?
Presenze religiose in Trentino
L’ecumenismo per chi ha poco tempo …

di Alessandro Martinelli
direttore del Centro Ecumenico Diocesano
IV Domenica per annum: 28 gennaio 2018

“Sei venuto a rovinarci?” (Mc 1,24)
L’indemoniato di Cafarnao, investito dalla potenza del Maestro, sembra comprendere da subito quale direzione prenderà la storia umana. Cristo è venuto a spodestare la prigionia dell’uomo, a rompere le catene inique forgiate dal peccato. Ristabilire il giusto ordine delle cose è la sua missione, riportare l’uomo all’originaria innocenza è il suo comandamento.
Nel frattempo il potere delle tenebre è ancora forte, ma la Parola taciterà la menzogna, combatterà ogni offesa contro la verità: “Taci!” (Mc 1,25)
Il Maestro di Galilea è venuto a ristabilire il dialogo tra Dio e l’uomo, interrotto dal giorno in cui l’impostore offrì all’umanità vie diverse da quelle del Creatore.
Le sue parole sono via di riscatto. Tra mille lusinghe spesso è arduo trovare il significato dell’essere, la ragione del vivere. La tentazione di affidarsi al potere della scienza, ai miracoli della ricerca, ai prodigi della medicina, la suggestione di una vita senza più dolore, senza vecchiaia.
Ci siamo fidati delle parole umane e quelle parole abbiamo costruito il nostro destino. Il capitalismo riteneva di avere la soluzione per donare all’uomo un’esistenza felice, priva di preoccupazioni, la giusta regola del mercato che avrebbe risolto il problemi dell’umanità.
Costruita la nostra casa sulla sabbia e non sulla roccia, ci siamo ritrovati con un mondo diviso tra chi ha tutto e chi ha niente. Alla prima tempesta, divenuti tutti più poveri, ci sentiamo bisognosi di certezze e di onestà, mentre il Maestro continua a sgridare i demoni di ogni tempo: “Taci!”.
Ascoltare la parola del Maestro, farla propria, è la scelta credente. “Taci!” è allora il coraggioso grido contro i soprusi a danno dei poveri del mondo, contro l’ingiustizia verso i deboli, contro l’ingordigia di chi pensa di fare affari sulla rovina degli altri. “Taci!” è l’arte di chi sa combattere le false illusioni e i facili guadagni perché ha ascoltato la parola del Maestro, l’ha seminata dentro di sé e ha provato la gioia di passarla.
Don Walter, vostro parroco


