AVVENTO TEMPO DI ATTESA

Giovedì Santo – Messa in “Coena Domini”

“Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.”

Gv 13, 15

V Domenica di Quaresima – L’alleanza nuova nel Cristo

In questa quinta domenica del cammino quaresimale la liturgia della Parola ci invita a riflettere sul patto di alleanza nuova, annunciato dal profeta Geremia e sancito dal sacrificio di Cristo sulla croce. Un patto sottoscritto dal sangue della stessa vittima. Questo strumento di tortura e di morte, nella visione del vangelo di San Giovanni, diventa il trono regale su cui risplende la gloria del Figlio eterno del Padre e dal quale egli eserciterà una forza salvifica di attrazione per tutti gli uomini. La celebrazione eucaristica è il luogo proprio in cui anche noi siamo attirati dal Crocifisso-Risorto e riceviamo la salvezza. 

“E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”: con queste parole Gesù annuncia nuovamente la prospettiva della sua vita. Ne parla anche attraverso un’immagine chiara e significativa: il chicco di grano produce frutto, solamente morendo. Entrando nella sua ora, morendo come il chicco di frumento, è diventato causa di salvezza per l’intera umanità. Nel Crocifisso appare il vero volto di Dio e del Suo Figlio, che è donato per la nuova ed eterna alleanza. Appeso ad una croce, il Figlio unico del Padre mostra all’uomo il vero volto della gloria. Dio non ha altra gloria che quella di donarsi totalmente, di morire per la salvezza di tutti, di sconfiggere il male e la morte per sempre.   

Signore Gesù, certamente sapevi come si trova un chicco sotto terra, mentre si disfa in attesa della primavera. Un po’, ma solo un po’ ti sei spaventato (penso alla tua agonia nell’orto degli ulivi). Avevi da compiere la volontà del Padre: salvare noi. 

E quando sei salito in alto hai potuto vedere tutto il mondo e per attirarlo a te hai fatto tuo il suo peccato. Il Padre ti ha visto, ti è stato vicino, ha pianto con te: ma tu hai salvato i tuoi fratelli e lui ha risuscitato te.  

don Francesco, vostro parroco

IV Domenica di Quaresima – Dio ha tanto amato il mondo…

In questa quarta domenica del cammino quaresimale la liturgia della Parola pone ai cristiani una domanda: che cosa si deve fare per essere salvati? Una sola cosa: credere. Non si tratta solo di riconoscere che Dio esiste, ma di credere nella presenza  e nell’opera salvifica del Figlio di Dio. La fede che salva è nel Cristo morto e risuscitato, elevato sulla croce e nei cieli.

Felice chi leva gli occhi e vede ciò che l’occhio puramente umano non può vedere: nell’uomo crocifisso, il Salvatore. Amando fino alla fine, Gesù dona all’uomo il perdono e gli rivela l’amore misericordioso con cui Dio ama il mondo. La croce del Figlio diviene salvezza per chi accoglie senza riserve il dono di Dio. Elevato sulla croce, il Risorto eleva con sé l’uomo. Colui che sa guardare alla croce e riconosce su questo patibolo di morte il Figlio del Dio vivente, è già risuscitato con Cristo e può dire che Cristo vive in lui e lo salva. Credere nell’amore è già salvezza, perché Dio è amore. Noi siamo tutti peccatori e abbiamo bisogno di essere salvati. Ma il perdono è sempre dono gratuito di Dio.

La relazione tra Dio e l’uomo è basata sul dono, la bontà, l’amore e la misericordia di Dio. Egli salva l’uomo non per i meriti, né per le opere, ma solo per il suo grande amore. 

Signore Gesù, la tua vita e le tue parole sono luce per togliere il velo che nascondeva l’amore del Padre tuo, che è anche nostro. Le tenebre avevano accecato non solo gli occhi ma anche il cuore e noi, pur impastati di luce, abbiamo preferito le tenebre. Ti abbiamo visto sulla croce e abbiamo creduto che il buio vincesse la luce e la speranza diventasse illusione. Ma la luce della tua Pasqua trasfigura le piaghe della croce: mille raggi partono da loro e illuminano chi guarda a te.

don Francesco, vostro parroco

III Domenica di Quaresima – Gesù il Nuovo Tempio

In questa terza domenica del cammino quaresimale la liturgia della Parola ci parla della Legge antica, donata da Dio a Mosè; legge che ha svolto la sua funzione prima dell’arrivo del Messia sulla terra. Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù e desidera che esso liberamente entri in alleanza con lui. La Legge data a Mosè regola i rapporti con Dio e con il prossimo, indica al suo popolo l’unica strada, percorrendo la quale può essere sicuro di trovare la benedizione del suo Dio, la pace e la prosperità. Questa legge conserva il suo valore morale solo alla luce della nuova legge inaugurata dal Messia. Così il tempio antico è sostituito dal tempio della Nuova Alleanza, che è lo stesso Gesù: tempio nuovo, distrutto dalla morte, ma “ricostruito” nella risurrezione. La scena dei venditori cacciati dal tempio e la profezia su nuovo tempio, descritta dall’evangelista Giovanni, sono un annuncio misterioso della Pasqua, che sostituirà quella dei Giudei. Gesù parla del tempio con rispetto, come della casa di Padre. E compie un atto di autorità, lui che non ha alcun potere istituzionale. Constata che da luogo di incontro con Dio, è divenuto un mercato. Il popolo è più preoccupato di acquistare la benevolenza di Dio attraverso il sacrificio di animali, che di cercare la giustizia. Non c’è vero culto, senza preghiera e vita santa.

Signore Gesù, avevano trasformato la casa di tuo Padre in un mercato. Ora sei tu la casa del Padre: passato attraverso la morte, sei risorto e vivi in eterno, tempio sempre aperto per noi. Spesso vaghiamo cercando vita, bussiamo a porte chiuse, che nascondono il niente o aperte su illusioni di morte. Tu che leggi nel nostro cuore il desiderio vero d’incontrare te, prendici per mano e guidaci al mattino di luce della nostra Pasqua.

don Francesco, vostro parroco

II DOMENICA DI QUARESIMA – RIFLESSIONI

 

“IL PADRE OFFRE IL PROPRIO FIGLIO PER IL MONDO”

In questa seconda domenica del cammino quaresimale il Vangelo di Marco ci racconta la trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Per capire il significato di questa manifestazione di Gesù, che si rivela nella sua gloria è bene ricordare il contesto nel quale si colloca questo episodio. Poco prima Pietro ha riconosciuto Gesù come Messia. Dopo questa professione di fede, Gesù inizia a preannunciare agli apostoli la sua morte e resurrezione, ed essi si spaventano e non capiscono. Allora Gesù prende l’iniziativa e porta con sé Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte, gli stessi apostoli che assisteranno da vicino all’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi. La scena del Tabor anticipa la resurrezione. Colui che la voce dall’alto proclama “Figlio amato” è lo stesso Gesù che sarà crocifisso sul Golgota. L’evangelista Marco è molto avaro nei dettagli mentre ci descrive la scena: si limita al bianco della veste di Cristo e tanta di descriverlo paragonandolo a quello dei migliori lavandai!

E’ il Padre stesso che prende la parola per proclamare che Gesù è il suo Figlio da ascoltare! L’imperativo del Padre scende non solo per i tre discepoli prescelti, ma per tutti i credenti. Solo questo ascolto, che diventa fede autentica, permette di essere non solo spettatori della trasfigurazione, ma partecipi, diventando figli nel Figlio.

Signore Gesù, hai annunciato ai tuoi amici che ti aspettava una croce. Nel loro cuore sono scesi il dubbio e la paura. Non hanno capito che la morte non poteva vincere e tu hai voluto dare un assaggio della tua vittoria. Mosè ed Elia sono venuti per renderti omaggio, ma il Padre su te ha messo il suo sigillo: “Ascoltatelo!”. Vinci le mie paure e sciogli i miei dubbi: voglio vivere ogni tua Parola che, attraverso la croce, porta anche me alla vita”.                                    

don Francesco, vostro parroco

VI Domenica per annum

Nella logica di Gesù… (Lc 6,17.20-26) 

Le beatitudini, in Luca, Gesù le proclama scendendo dal monte in cui era stato in ascolto del Padre nella preghiera prolungata. Scendendo, come nuovo Mosé dal monte, in quella pianura si trova una “folla di discepoli” e “moltitudine di gente”… Attese religiose comprensibili, diverse, confuse, contrastanti da parte delle persone di allora come di oggi. Lui senza paura di esser incompreso dice e continua a dire cose “inaudite” da capire, se non si entra nella logica del Regno e del vero discepolato: “Beati i poveri, gli affamati, i sofferenti, i perseguitati a causa del Figlio dell’Uomo”. 

Gesù si definisce come Figlio dell’Uomo, la sua strada non può essere lo scardinamento delle ingiustizie sociali con la forza politica e militare, non sarà il risolvimento miracoloso delle fragilità e malattie umane; sarà invece una “camminare accanto” da parte di Gesù e dei suoi veri discepoli con la forza dello Spirito che aiuta a scardinare dall’interno le ingiustizie e le fragilità umane, e questo anche nella disposizione di pagare di persona. Folle Gesù Cristo per proporre questo e non essere frainteso dai suoi (i discepoli) e avversato, condannato dal potere mondano: eppure questo Gesù fa e lo continua a fare. 

In Luca oltre alle quattro beatitudini ci troviamo quattro maledizioni. Ma Dio, Gesù non maledice, Dio è incapace di augurare il male o di desiderarlo. Si tratta non di una minaccia, ma di un avvertimento: se ti riempi di cose, se sazi tutti gli appetiti, se cerchi applausi e il consenso, non sarai mai felice. I Guai sono il compianto di Gesù su quelli che confondono superfluo ed essenziale, che son pieni di sé, che si aggrappano alle cose. Le beatitudini invece son la bella notizia che Dio regala vita a chi dona amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcun altro, il Padre si fa carico della sua felicità. Bello e possibile, seppur a volte difficile, comunque da provarci a vivere le beatitudini. 

Don Ferruccio Furlan 

V Domenica per annum: 10 febbraio 2019

 Riorganizzarci, ridefinirsi… in Cristo Gesù (Lc 5,1-11) 

Gesù, coinvolge, purifica, riorganizza la vita in una libertà nuova che si capisce solo seguendolo, stando con lui, imparando così il suo stile di vita. Vale per Pietro e i Dodici ma anche per tutti i discepoli di ieri e di oggi, quindi anche di noi. La sequela parte da uno stupore riguardo la sua persona, dato all’inizio da un fatto, un segno forte, in questo caso la pesca miracolosa. Poi il seguirlo con la mente e il cuore, imparando da lui il suo modo di vivere, il suo modo di agire e pensare in riferimento alla volontà del Padre e alla fissa di Gesù, il Regno di Dio; è su questo fine che si riorganizza la vita partendo dal quotidiano… 

Interroghiamoci: ho mai provato stupore per Gesù Cristo? In quale circostanza? Il suo Vangelo e il suo progetto di vita, che passa anche per il mistero della croce, sostiene, motiva e coinvolge in qualche modo la mia vita? 

Tutto questo sembra molto impegnativo, sento tutta la mia incoerenza, come per Pietro che gli dice: “allontanati da me che sono un peccatore”. Ma Pietro si sente sostenuto, nella gratuità, dalla forza di guarigione di Gesù che gli dice: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. La nostra vita cristiana riparte sempre da quel “non temere” di Gesù (quante volte lo ritroviamo nel vangelo). La nostra vita si riorganizza in un cuore, mente e volontà che si ri-indirizzano nella sequela evangelica e li ritrovano la forza di spendersi ancora. Provare per credere. 

Questo non è solo per alcuni (missionari, sacerdoti, religiosi), eletti o sfortunati a seconda di come vogliamo leggerli, ma per tutti i discepoli del Cristo, i cristiani che in modi diversi sperimentano la libertà evangelica e la testimoniano concretamente nelle scelte di vita. Lasciamoci interrogare sulla nostra fede. 

Don Ferruccio Furlan 

IV Domenica per Annum: 3 gennaio 2019

 Riconoscerti Dio, per come ti presenti (Lc 4,21-30) 

Sei troppo ordinario Dio di Gesù Cristo per ripresentarti nel Figlio del Falegname? Lo eri e lo sei, troppo ordinario, troppo fuori schema per essere Dio. E ti ostini a non fare miracoli che chiediamo, che hai fatto in altri luoghi ma non qui da noi. Anzi provochi la già piccola fede che abbiamo ricordandoci che Dio Padre per mezzo degli antichi profeti faceva miracoli per i pagani e stranieri – la vedova di Zarepta di Sidone, Naaman il siro – e non per gli Israeliti, duri di cuore. 

Non ci piace Gesù, oggi come ieri, che tu non corrisponda all’immagine che ci siamo costruiti di te, non ti riduca a soddisfare i nostri bisogni, le nostre attese. Non ci piace che tu rientri negli schemi della religiosità umana in genere che esprime a volte il bisogno di salvezza in maniera quasi magica tanto lontana a quel cammino di fede nel quale Gesù vuole introdurci. 

Quante cose non ci piacciono di te Gesù, fa’ che non arriviamo a volerci disfare di te, come han voluto fare i tuoi compaesani, gettandoti dal ciglio del monte. Tu in quel rifiuto ti sei aperto una strada controcorrente, passando in mezzo a loro; questo continui a farlo e meno male per riformarci, convertirci, riportarci alla volontà del Padre che passa per la semplicità, la modestia, l’umiltà, la quotidianità. Li ci chiami a seguirti, dove c’è quella carità che è dono di sé che Tu hai vissuto fino in fondo. 

Sia questa allora Signore la nostra preghiera, non la richiesta di miracoli: aiutaci a ripercorrere come meglio possiamo, senza presunzione, quella carità vissuta dell’inno all’Amore della 2° lettura di oggi (1Cor 12,31-13,13). 

don Ferruccio Furlan V