
Celebriamo la 26^ domenica del Tempo Ordinario. In questa domenica la parola che Gesù rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo ci presenta due figli dagli atteggiamenti contrastanti. Chi è, tra i due, il figlio buono?
Gesù lancia una provocazione: chi tra gli uomini, non prenderebbe le parti di un figlio scorbutico ma che ritorna sui suoi passi e obbedisce? E chi, invece, non disapproverebbe il figlio apparentemente obbediente e sottomesso al volere del padre, ma che poi non fa ciò che dice?
In ogni momento ogni cristiano, ciascuno di noi, può trovarsi a dover scegliere tra i due ruoli, e in ogni momento il discepolo di Gesù è chiamato a conversione. Gesù vuole metterci in guardia dalla superbia della vita, che impedisce di cambiare. Mentre esalta l’umile, che non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Per l’umile la Buona Novella suonerà come il messaggio di gioia da accogliere e da vivere.
Scopriamo, alla luce di questa pagina evangelica, che l’uomo è veramente tale solo nell’esperienza di amore, di umiltà, nella comunione e nella fraternità, non certo nell’egoismo, nella superbia o nell’invidia.
Gesù, mi sento coinvolto dalla parabola dei due figli. E’ anche la mia storia. Tu mi inviti e mandi nel mondo a testimoniare il tuo vangelo. Umilmente ti chiedo perdono perché tante volto ho detto “sì” con le labbra, e “no” con le opere. Spesso davanti a te e ai fratelli mi sono sentito “giusto”, ma non ho accolto la tua parola, che mi stimolava alla conversione. Fa’ che mi rivesta, o Gesù, dei tuoi sentimenti di amore. Fammi stare all’ultimo posto. Invoco la grazia del suo Spirito d’amore.
don Francesco, vostro parroco






