V Domenica di Pasqua 2024

“IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI” 

Dopo aver affermato di essere il “Buon Pastore”, Gesù utilizza  una seconda immagine, quella della vite, per indicare con un simbolo  la propria identità. Gesù qualifica se stesso come la vite, quella vera,  e identifica il nuovo Israele, la Chiesa, come i suoi tralci. Se siamo  uniti a Lui la nostra vita è feconda e porta frutti, se invece siamo  distaccati da lui siamo come rami secchi e infruttuosi, destinati al  fuoco.  

Le parole di Gesù sono categoriche: “Senza di me, non potete  far nulla!”. Non dice che faremo cose male o a metà, ma che non  faremo proprio nulla. Quindi possiamo correre dalla mattina alla sera,  fare mille cose, impegnarci lodevolmente in molte attività, ma se tutto  questo è fatto senza di Lui, è sterile, vuoto, insignificante. 

La vite, simbolo di benedizione, felicità e fecondità, è così  attribuita da Gesù a sé e ai suoi discepoli, per mostrare che  rimanendo in Lui i frutti saranno abbondanti, ogni richiesta sarà  esaudita, perché corrispondente alla volontà del Signore, e si verrà  innestati nella stessa vita divina (Vangelo).  

E’ quanto afferma, in altri termini, San Giovanni apostolo, che, nel testo della seconda lettura, sostiene che “qualunque cosa  chiediamo, la riceviamo dal Signore, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito” (2^ lettura). 

Il primo frutto che la Parola di Dio identifica nella prima comunità  cristiana, quella descritta da Luca nel libro degli Atti, è una profonda  unità di cuore e d’intenti: lo stesso apostolo Paolo è cosciente di  dover essere in comunione con gli altri discepoli, perché il messaggio  pasquale del Cristo che lui stesso annuncia possa essere autentico  e trovare dimora nel cuore di tante persone chiamate alla fede in  Cristo (1^ lettura). 

don Francesco, vostro parroco