AVVENTO TEMPO DI ATTESA

6 Domenica di Pasqua: 6 maggio 2018

“Amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,17)

Questo è il comandamento nuovo: l’amore.

Mai parola rischia di essere più fraintesa. L’inflazione oggi non è solo della moneta, non esiste soltanto un’economia di mercato, la recessione si muove nelle lettere del verbo amare e provoca un cambiamento di senso e di direzione: non è più un movimento dal sé agli altri, ma  dettato dal che cosa ne può venire in cambio.

L’amore è vittoria sui propri limiti, luogo in cui Dio rivela se stesso. Oggi la smania del possesso sembra dire all’uomo che vale più la pena di guardarsi le spalle dagli altri che dare la vita per qualcuno. Eppure l’amore diventa l’unica rivoluzione possibile per l’unità del genere umano, la stra per incontrare il volto dell’Altissimo.

Il Vangelo è innanzitutto annuncio di carità, per questo non posso parlare di Dio a chi ignoro come uomo, a chi è offeso nella sua dignità.

L’annuncio della fede senza l’annuncio della carità è falso. Una carità che salva, che soccorre, che realizza ponti di giustizia viene prima della verità proclamata. Oggi invece, c’è più voglia di puntualizzare, di stabilire differenze e distanze, più voglia di separazione all’interno delle stesse città e delle stesse famiglie, piuttosto che lottare per la vicinanza.

Non ci accorgiamo che più si divide, distinguendo e contrapponendo, e più vince la solitudine. C’è anche una solitudine del presunto credente, di chi pensa di potersi salvare solo perché crede in Dio senza lasciarsi provocare dalla vicinanza degli uomini, senza combattere per sentirli fratelli: eppure sa soli non c’è salvezza…

Don Walter, vostro parroco

5 Domenica di Pasqua: 29 aprile 2018

“Rimanete in me ed io in voi”

“Rimanete in me!” E’ una casa questo verbo, è una casa dove Dio ospita l’uomo e lo fa sedere accanto a Lui: ”Se anche tua madre si dimenticasse di te, io non posso dimenticarmi di te” (Is 49,15).

“Dio da che parte stai? Ti sto cercando, mostrati”

“Io sto là dove la parola diventa carne. E tu dove sei?”

Rimanere e trasformare! Ogni gesto d’amore, ogni gesto di giustizia, ogni gesto di liberazione degli oppressi, ogni gesto di compagnia con la sofferenza è l’amore del cuore grande di Dio che trionfo, la casa da abitare.

Credere è voler restare con Lui là dove egli si fa trovare. L’amore più che un’idea è un fatto, è un avvenimento che si vive, una preghiera che diventa carne, una liberazione per la quale si lotta.

Rimanere in Lui è vivere il suo amore, salire al cielo delle sue possibilità e imparare da Lui la sua mitezza per la libertà del cuore.

Don Walter, vostro parroco.

4 Domenica di Pasqua: 22 aprile 2018

“Io sono il buon Pastore!”

Il Pastore conosce le sue pecore e questa conoscenza è proporzionata all’impegno profuso per tenerle al sicuro. L’unica difesa per il gregge è la voce del pastore. La voce del Maestro, la sua Parola, è l’unica strada per chi cerca risposte alla vita e alla morte, al dolore e al futuro.

La verità del mondo descrive parole date e non mantenute. Gesù di Nazareth ha stampato sul legno della croce la parla data e l’ha rinnovata per sempre il giorno glorioso della risurrezione.

La figura del pastore è poco usuale in tempo di tecnologie evolute, difficile da immaginare per l’uomo contemporaneo, ma la metafora che Gesù usa, è un dolcissimo richiamo e sarebbe un delitto non cogliere il grande amore che nasconde, solo perché ormai i pascoli ci sono stranieri.

Forse è più facile in tempo di sconfitte tracciare il profilo del mercenario che purtroppo è la figura nota in tutte le stagioni, presente in tutte le latitudini. Mercenari che governano le nazioni, che ben si guardano dal dare la propria vita, provocano povertà e restano immobili di fronte al dolore, complici degli aggressori del bene, lupi travestiti da agnelli. La fiducia nel bon Pastore consegne di immaginare ce nessuno resterà fuori dal suo ovile. Il pascolo è abbondante e il foraggio non manca. Altre pecore, deluse e derise da false promesse, hanno urgenza di ascoltare la Parola che salva. La voce del Maestro le porterà al sicuro: “Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”. (Gv 10,16)

Don Walter, vostro parroco

3 Domenica di Pasqua: 15 aprile 2018

“Pace a voi!” (Lc. 24,37)

Credere nel Risorto è lottare per la pace definitiva, farsi carico di un annuncio che liberando il mondo dal peccato lo ristrutturi come sentiero luminoso di pace.

Chi dice “credo” ma non lotta per la riconciliazione tra gli uomini è menzoniero. Gridare la pace, non è dimenticare il torto subito, non è cancellare le ferite del passato. Pensare che chi fa pace non conservi memoria è credere di poter cancellare dal corpo del Risorto le insegne del martirio.

Pace è riconsiderare la storia, purificarla dall’affronto, dalla contrapposizione violenta.

Pace è purificare la memoria del torto subito, trasformando il male ricevuto in opportunità, in dono, in forza contrattuale per superare l’odio, per ritrovare fratelli perduti e ristrutturare frontiere per unire e non per dividere.

La pace è l’unica alternativa data a chi in forza della Parola ritrova la parola condivisa, e se la prima sfida del Risorto è la pace, la sua comunità, la Chiesa, si deve porre tra gli uomini come testimonianza di pace.

Pace non è rassegnazione al nemico, non è vile abbandono della battaglia ma un combattimento che s’ingaggia con diversa arma. L’amore è più forte dell’odio, il perdono è la vittoria più grande dell’offesa.

La pace nasce dalla consapevolezza che il primo nemico dell’uomo è la sua ignoranza: “Voi avete agito per ignoranza” (At. 3,17)

Don Walter, vostro parroco.

2 Domenica di Pasqua: 8 aprile 2018

“Abbiamo visto il Signore!” (Gv. 20,25)

Riecheggia nella domenica in albis la gioia dell’Alleluia: è Pasqua e lo sarà per sempre. I discepoli, increduli davanti all’assurdo, sono convinti di dover gridare al mondo la loro fede.

L’assurdo di una verità esaltante, ma non facile da passare, fa della storia di Tommaso una pedagogia di annuncio.

Avere fede non significa accettare un credo precofenzionato, ma cercare per trovare, domandare per avere risposte, bussare per sentirsi gridare da chi è già entrato: ”Vieni anche tu alla festa!”

La fede è un dono ma la curiosità e la ricerca fanno parte del patrimonio genetico dell’uomo. La fede vuole essere provocata dalle domande per crescere, per essere pronta al momento della prova e dare ragione di se stessa.

Il vero credente è colui che di fronte all’idea di una vita oltre la morte si pone domande e non ha paura di porsele. Una fede senza ricerca è una fede stagnante, animata dalla paura di non saper trovare risposte.

Don Walter, vostro parroco.

Domenica di Pasqua: 1 aprile 2018

CHRISTOS ANESTI – CRISTO E’ RISORTO

 

La pietra rimossa, spostata la vita

in alto trionfa la gloria, la terra ingoiata vede la morte.

Cristo è risorto, alleluia!

La storia assiste alla definitiva vittoria.

Corri, o luce, abbraccia le cose,

vesti le attese degli uomini,

il nemico è posto in catene,

non più potere alla notte.

Corri rendi giustizia agli oppressi,

risveglia gli sfiduciati e mostra loro il sepolcro vuoto.

Svuotato il tempo passato di sofferente pena,

canta con chi il volto di Dio da sempre ha atteso,

Cristo è davvero risorto, alleluia!

Corri, o luce, sussurra all’orecchio del tempo:

l’Eterno ormai ti abita, spazio inaudito è dato oltre.

Uomini e donne, vecchi e ragazzi,

non cercate tra i morti Colui che è vivo,

per la sua vita la nostra vive,

per la sua vittoria la nostra è alle porte.

Corri, o luce, il Signore ha gridato la definitiva gioia.

Alleluia! E’ risorto dai morti e noi con lui.

Buona Pasqua di Risurrezione

 a tutti e a ciascuno, don Walter

TEMPO DI PASQUA

Tempo aperto al futuro, il Tempo di Pasqua è il tempo della luce che sconfigge le tenebre per sempre: i paramenti si colorano di bianco a ricordare le vesti candide come la luce del Cristo trasfigurato, quando il suo volto brillò come il sole (cfr. Mt 17,2).

E’ un tempo esaltante che si apre con la Domenica di Pasqua: pesach, che significa “passare oltre”, a ricordare la Pasqua ebraica, che celebra il passaggio del Mar Rosso, la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto.

Pesach acquista per noi cristiani un significato nuovo, inaudito: rievoca il passaggio dell’umanità dalla morte alla vita e apre il tempo a un tempo nuovo. Liberati dal peccato con il sacrificio della croce e chiamati a risorgere con Gesù, per noi il Tempo di Pasqua è il tempo in cui si gioca la nostra fede, perché sarebbe vana se Cristo non fosse risorto.

Il Tempo della Pasqua è soprattutto il tempo dell’impegno: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21); è il tempo in cui siamo chiamati ad annunciare la risurrezione come realtà concreta e non come possibile illusione. Gesù torna dalla morte, appare alle donne, ai discepoli, mostra loro le mani e i piedi trafitti dai chiodi, e per furare ogni dubbio chiede loro da mangiare. Il Signore è Risorto! Questa certezza è la pace che il Risorto lascia agli apostoli e a tutti noi, una pace che i cristiani, in attesa del Cielo, hanno il dovere di costruire sulla terra, giorno dopo giorno, come ci viene ricordato nella penultima domenica del Tempo di Pasqua, nella solennità dell’Ascensione di Nostro Signore, quando gli angeli diranno ai discepoli: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?” (Atti 1,11).

E’ un impegno difficile, ma non siamo soli nella costruzione del regno, perché il Risorto ha promesso: ci manderà il Consolatore, lo Spirito di verità che ci insegnerà ogni cosa. Il Tempo di Pasqua si chiude infatti con la Pentecoste, quando i paramenti si tingeranno di rosso a evocare le lingue di fuoco che si posarono sugli apostoli, l’effusione dello Spirito Santo che, con la forza di un vento gagliardo, discese nel Cenacolo.

Il tempo di Pasqua è allora il tempo in cui, in umile ascolto dello Spirito, bisogna spalancare le porte a cristo per sentire il profumo della gioia e annunciare al mondo la salvezza.

 

Domenica delle Palme: 25 marzo 2018

“Elì, Elì, lemà sabactani?”

Gesù, non scende dalla croce: nudo come alla nascita, affidato il suo spirito nelle mani del Padre, ora è pronto a morire per nascere di nuovo. Se un Dio vive mentre i suoi figli muoiono, è un Dio potente ma tiranno, un Dio che invece protesta nella carne del Figlio contro la morte è un Dio compagno, è un Padre di cui ci si può fidare per sperare nel proprio riscatto.

Il mio grido unito al tuo,
la sofferenza del mondo nelle tue piane.
L’osanna è solo un ricordo,
lontano il giorno della festa,
nessuno avrebbe pensato che tutto sarebbe cambiato,
tutto all’improvviso,
subito notte.
La croce ha fatto il suo ingresso,
il dolore ora si gode la vittoria.
Chi mi potrà soccorrere,
chi ascolterà il mio lamento?
Risposta non trova l’abbandonato,
di lui hanno contato tutte le ossa.
Piagato di scherno,
sputato di spine,
non carezza di conforto,
non sollievo nella prova.
Ma il giusto non ricambia l’offesa,
non cerca lo scontro,
un solo consiglio:
“Perdona chi non conosce la strada,
non chiedere conto del loro peccato”.
In te, afflitto,
la mia afflizione trova senso,
in te, umiliato,
ogni mia pena significato.
Per le tue piace noi siamo salvati!.
(G.M)

Don Walter, vostro parroco

4 Domenica di Quaresima: 11 marzo 2018

 

“Dio non ha mandato il Figlio nl mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,17)

 

C’è dolore nel mondo e la storia è soprattutto un percorso di sconfitte. Ma è possibile lanciare la sfida: l’uomo cerca un futuro alla sua sofferenza. Nicodemo, in quella notte, chiede la strada al Maestro, che gli offre il sentiero: “Chi fa la verità viene verso la luce” (Gv 3,21),

C’è una via d’uscita al dolore, c’è una comprensione del vissuto, al di là della materia, che non riduce ogni cosa alla decomposizione. Malgrado tutti i limiti possibili legati alla vita e alla morte, il credente grida: “Io resterò”. Questo è il futuro.

Se c’è questa certezza, l’orizzonte della vita si apre ad una nuova verità. In forza di quella luce la fede diventa annuncio ottimistico, gioia incontenibile: io resterò, sopravvivrò, resusciterò. Un annuncio formidabile che imprime coraggio    anche nei giorni di tenebra e dà il sorriso nella tristezza, allarga gli orizzonti del domani perché vince la prigionia del tempo. Seguire il raggio di luce annunciato da Gesù, la sua promessa di liberazione, è come seguire un sentiero luminoso.

Molti pensano di onorare Dio più per paura della condanna che per amore di quella luce. Il cristiano sa che la sua forza è la misericordia di Dio.

Don Walter, vostro parroco.