AVVENTO TEMPO DI ATTESA

Vietato a chi non sa ridere

Un invito a prendersi meno sul serio e  a cogliere gli aspetti positivi della vita, ecco il significato dei cartelli appesi all’esterno e all’interno della Chiesa Collegiata, scaricate il cartello e appendetelo dove volete, magari facciamo sorridere un po’ di più e tutti ne avranno giovamento….

XIV Domenica per Annuo: 8 luglio 2018

 “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria?” (Mc 6,4) 

I coetanei di Gesù, che col tempo si erano sposati e avevano messo al mondo dei figli, saranno stati i primi testimoni della sua particolare scelta di vita: andare ad annunciare il Vangelo. 

Non tutti lo avranno capito… ma la missione intanto era iniziata. 

Era difficile far accettare la sua parola a quanti lo conoscevano dalla nascita, perché la profezia è ritenuta sempre qualcosa che nasce altrove. 

Di profeti mancati nella storia ce ne sono stati tanti, perché spesso per pudore è difficile annunciare in casa propria ciò in cui si crede, tuttavia “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10). 

Proprio la debolezza, la difficoltà di proclamare la verità di Cristo in un mondo profondamente cambiato e indifferente alla proposta cristiana, può provocare straordinarie opportunità di incontro. La debolezza può perfino sprigionare la forza di inventare parole nuove da poter gridare nell’indifferenza degli uomini, a condizione però di non voltare le spalle proprio a quel mondo che rifiuta il Vangelo, di non scoraggiarsi dinanzi all’insuccesso. 

Il mondo è patria di ogni uomo e la profezia è data perché il mondo si salvi, anche se considera straniero in casa propria chi si differenzia e si allontana dal ritmo vertiginoso della sua proposta effimera. 

Se il profeta non è accolto, responsabile è chi nega la verità della sua parola, ma la speranza di chi annuncia va oltre la resistenza di chi la rifiuta. 

don Walter, vostro parroco. 

XIII Domenica per Annuo: 1 luglio 2018

 “Perché vi agitate e piangete?” (Mc 5,39) 

La risurrezione della figlia di Giairo, provoca pensieri inauditi di gioia. 

Il nostro è un Dio della vita e non della morte: questa è un’affermazione di grande conforto; presuppone però un percorso credente e un rapporto diverso con Dio. 

Dio premia i giusti e condanna i peccatori è una verità con cui fare i conti e che indirizza il proprio personale percorso in sentieri di giustizia e di pace. 

Il premio è la giusta ricompensa per una vita santa, il castigo la conseguenza di un rifiuto. Ereditiamo in tale convinzione qualcosa che viene da lontano perché è più semplice dividere la realtà tra bello e brutto, tra buono e cattivo, tra vita e morte, e porre un Dio Padrone al di sopra di noi pronto a giudicarci. 

Quale colpa ha allora una bambina che si ammala fino a morire? Per i più, premio e castigo non sono solo eredità futura ma giudizio sul presente, che segna la qualità della vita e della morte, stare bene o male, tutto dipende dalla volontà di Dio: non cade foglia che Dio non voglia, anche se ci sono foglie pesanti come macigni. 

La verità scandalosa che sconvolge l’idea pagana di una morte causata da un dio crudele è quella che grida la Paternità del Dio cristiano che cura le piaghe, sana i feriti, resuscita i morti. 

Questo è il nostro Dio, quello che conosciamo per il Vangelo annunciato da Gesù. Cristo vuole che nessuno si perda. 

don Walter, vostro parroco 

XII Domenica per annuo: 24 giugno 2018

“Perché avete paura?” (Mc 4,40)

Sulla barca della vita ritorna l’eterna domanda alla quale bisogna dare una risposta, altrimenti la traversata della storia diventa difficile: “Non ti importa che siamo perduti?” (Mc 4,38)

Ognuno si chiede il perché dell’onda minacciosa del dolore, e nel momento in cui si è chiamati a fare l’esperienza della morte degli affetti è difficile fuggire altrove. La tragicità delle ore giudica la profondità della fede: se Dio dormisse sulla nostra esistenza sarebbe impossibile salvarsi nella tempesta. L’onda anomala della sconfitta sconquassa ogni cosa e mette a dura prova lo scafo. In un istante tutto può esserci contro, e Gesù sembra dormire. “Non ti importa che siamo perduti?”. Gli uomini gridano a Dio la loro delusione ma Dio non abbandona le vie della compassione: “Non avete ancora fede?”.

Gesù rimane sempre sulla nostra barca. Gesù non è venuto a risolvere magicamente i nostri problemi, ci mostra Dio compagno di viaggio nella sofferenza e grida al vento di ogni disperazione: “Taci!”.

Il Dio con noi non elimina da subito il vento contrario, ma ne dà una lettura diversa, nuova. Non abbiate paura ma abbiate fede per affrontare le paure della vita, del dolore, del destino, dell’altro, della diversità, del mondo, la paura della morte.

Avere fede è affrontare il vento contrario con una cognizione diversa.  La compagnia di Cristo ti fa sentire il nuovo che avanza senza avere più paura.

Gesù ci da il coraggio della speranza per affrontare il nostro futuro e allora anche il vento contrario nelle sue braccia può diventare una brezza leggera che ci accarezza il volto.

don Walter, vostro parroco

XI Domenica per annuo: 17 giugno 2018

“Di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” (Mc 4,27)

Contrariamente ai regni della terra, il regno di Dio non ha bisogno dei poteri del mondo per affermare la sua supremazia sull’umanità. Non è dato all’uomo conoscere i tempi e i modi in cui il regno di Dio attraversa la storia e le storie di ciascuno di noi. L’uomo però deve collaborare alla costruzione del regno, ma l’iniziativa di Dio rimane sempre al di sopra di ogni tentativo umano di forzare il corso della storia.

I poteri della terra apparentemente vincenti, vengono estorti, rubati, finiscono per imprigionare e non per liberare l’uomo, finiscono sempre per schiacciare gli umili e innalzare i potenti. Eretti per nutrire sé stessi, sono insaziabili, tutto divorano, e incapaci di attendere la mietitura, i potenti della terra impugnano la falce prima del tempo. Credendo di raccogliere ricchezze distruggono ogni cosa.

Il loro seme germoglia, la pianta si innalza, diventa un albero alto, ma all’ombra dei suoi rami si oscura la terra: ingiustizia e soprusi governano il mondo. Ma più i suoi rami crescono rigogliosi, più il suo tronco si piega fino a crollare su sé stesso al primo soffio di un vento leggero, lo Spirito di sapienza e verità, lo Spirito del Signore che sempre ascolta il grido del povero: “Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco”(Ez 17,24).

Contro la tentazione di cedere al pessimismo e alla rassegnazione, anche quando sembrerebbe che tutto è perduto in un mondo sedotto dalla corruzione, dalla violenza, dalla prevaricazione, l’uomo di fede coltiva quel piccolo seme dentro di sé, il seme della giustizia, dell’onestà, della solidarietà, il seme della pace, e attende con pazienza e perseveranza che “il terreno produca spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno della spiga” (Mc 4,28)

Don Walter, vostro parroco.

X Domenica per annuo: 10 giugno 2018

“Chi è mi madre e chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,33)

Gesù certamente amava teneramente sua madre e la sua famiglia, eppure non si esime dal rispondere in maniera irriverente ai suoi che erano andati a prenderlo per salvarlo dalla folla che lo assediava. Ma come sempre la Parola del Maestro lascia senza parole, se non si entra nel significato profondo del suo insegnamento, nella novità di una buona notizia che stravolge il modo comune di pensare e ogni normale criterio di giudizio.

Fin quando la sua Parola consola, guarisce, asciuga lacrime e sana ogni ferita, tutti sono pronti a seguirlo, ma quando il suo linguaggio si fa duro, senza lasciare spazio ad alcuna ipocrisia, ad alcun compromesso, allora in tanti si tirano indietro.

Pur di non riconoscere la forza del suo amore che fa nuove tutte le cose, non solo gli scribi accusano il Maestro di essere posseduto da Belzebù, ma perfino per i suoi amici, i suoi discepoli, i suoi fratelli, che pure avevano assistito a tante guarigioni, viene il momento in cui, anziché fare i conti con la propria coscienza, lo ritengono pazzo: “E’ fuori di sé”(Mc 3,21).

Nessuno ancora aveva compreso che la forza di Gesù nello scacciare i demoni non gli deriva da una potenza diabolica, né opera una sorta di stregoneria per ingannare il mondo con i suoi poteri. Gesù non cerca il consenso delle folle per conquistare i regni della terra, il suo regno è un altro e da quel regno è disceso per trasformare il mondo in regno di bene. Gesù agisce con la potenza dell’Amore.

A quanti coltivano i doni dello Spirito, faranno la volontà di Dio, il Maestro dirà: “Costui per me è fratello, sorella e madre”(Mc 3,35)

Don Walter, vostro parroco

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

“Prendete, questo è il mio corpo”. (Mc 14,22)

Pane spezzato per la salvezza del mondo: Dio si mette nelle mani degli uomini. Cristo si fa pane e apre alla storia una nuova comprensione del cielo. Per amore Dio si rende pane commestibile per nutrire la speranza, l’umanità è resa parte del banchetto della festa definitiva.

Il pane descrive l’intera storia umana: non c’è un posto sulla terra dove gli uomini non cerchino pane, non lavorino per consegnarlo ai figli. Non c’è posto della terra dove il pane non segni il confine tra libertà e schiavitù. Dire pane è dire vita. Le forme sono diverse, può cambiare il nome, ma sempre il pane descrive l’uomo. Dal seme alla farina è un cammino lento: il seme spezzato, il tempo per la maturazione, la lotta necessaria contro il freddo e il caldo e infine lo spuntare della spiga. Per quel pane lavorano il sole, il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria, lavorano gli uomini.

La stessa parola che passa amicizia e solidarietà ha il sapore e l’odore del pane. Posso dire compagno a qualcuno soltanto se spezzo il pane con lui, se sono cum panis.

Dio in Cristo si fa vita e porta in essa la gioia del suo pane: ringraziare è necessario, come abbandonare i toni di tristezza e sorridere per la vita ricevuta. Eucaristia è pane del ringraziamento: i colori, i sapori, gli aromi della preghiera possono essere espressione di allegria, di gioia e di festa.

Ringraziare è imparare a non lamentarsi: ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare perché Cristo è nostro compagno di vita.

Don Walter, vostro parroco

SANTISSIMA TRINITA’

Un Dio Uno e Trino, fondamento della nostra fede.

Già dalla prima preghiera che ci viene insegnata da bambini con un semplice gesto, il segno della croce, che rimanda alla realtà in cui crediamo.

Eppure la Trinità, che permea la nostra esistenza cristiana, si rivela nella storia credente come mistero, che da sempre i grandi teologi hanno cercato di spiegare.

Indubbiamente è impossibile per l’uomo, infinitamente piccolo dinanzi alla grandezza del totalmente Altro, riuscire a comprendere l’essenza della Trinità,ma nemmeno sarebbe onesto sfuggire alla responsabilità di crescere nella fede senza lasciarsi provocare dal mistero del Dio Trino e Unico.

Certo è più semplice fermarsi all’idea di un Dio onnipotente che risolve ogni problema, è più comodo abbandonarsi a fanatismi e superstizioni  che essere viandanti in un cammino di ricerca, suffragato dall’umiltà del passo e lasciarsi attrarre dal mistero trinitario di Dio, senza la presunzione di possederlo, ma con il desiderio di esserne posseduti.

Don Walter, vostro parroco

Domenica di Pentecoste

“Quando verrà il Paraclito” (Gv 15,26)

Il Dio nascosto, che ha mostrato il suo volto nel volto del Figlio, si rende per sempre presente nella vita della comunità degli uomini soffiando il suo Spirito. Lo spirare del vento è attesa di rinnovamento: là dove il vento smuove, là di sicuro la vita non muore. Il soffio di vita assicura che il Maestro non lascerà solo il suo gregge.

Lo Spirito è vento gagliardo che scuote la storia, la consola, e in questo lembo di cielo che ci è dato per il nostro viaggio, il vento spira perché la ricerca possa essere capace della verità. Lo Spirito sposta creando spostati. Lo spostamento porta altrove, provoca itinerari inesplorati, crea movimento nel gruppo di coloro che hanno scelto la novità di Cristo. Aprire, allargare, lasciare correre la novità è la nuova filosofia. Coloro che sono smossi dal vento decidono il da farsi, lasciando a Dio la parola decisiva.

La ruah,il vento di Dio, sposta, entra nel cenacolo e corre all’esterno sconvolgendo la logica del genere umano che vuole separazione là dove c’è differenza legata alle diverse lingue. Babele è una torre antica, alta, costruita per sfondare il cielo, per cercare di spodestare Dio. Ma senza Dio l’uomo è diviso, muto di memoria condivisa. L’unità originaria è perduta, dimenticata. Pentecoste è l’anti-Babele.

Il vento di Dio rende l’uomo pienamente uomo. Senza il suo vento non c’è vita. Se il mondo è ancora diviso e lacerato è anche colpa di noi cristiani che, benché vestiti di vento, facciamo fatica a lasciarlo soffiare. Oggi c’è bisogno di coraggio, di un coraggio che nasce dalla volontà precisa di non imbrigliare il vento di Dio. Oggi è necessario che lo Spirito venga ad incoraggiare il nostro percorso. Oggi è necessario gridare come gridavano i primi cristiani: “Vieni Spirito Santo e rinnova la faccia della terra”. (Sal 103,30)

don Walter, vostro parroco.

Ascensione del Signore

“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15)

La Parola correrà veloce e porterà agli uomini la speranza: sopra di noi il cielo è stato sfondato. L’Ascensione di Gesù è il giorno in cui il cielo si è aperto. Il cielo è il Trono di Dio e la terra il suo sgabello. Cristo, il Figlio di Dio che nella carne umana è salito al Padre, proclama la fine dell’opposizione: non c’è un Dio contro, non c’è un Dio distante dagli uomini, non c’è un Dio diviso dalla terra, anche se Dio resta il totalmente altro, la sua differenza dall’uomo rendono possibile la speranza che la nostra storia sia redenta.

“Andate, non state a guardare il cielo!” Credere non è semplicemente professare una fede, ma avere la forza, il coraggio, la speranza di potercela fare a convertire il mondo, a trasformarlo, a renderlo una casa abitabile, degna di ogni uomo. Dio ha sfondato il cielo ma dall’alto vede ancora una terra incapace di aprirsi alla fiducia nell’altro e di sfondare le barriere della differenza. Una fede fragile provoca l’aborto del coraggio. Il Signore sale al cielo e ci chiede di portare a tutti la buona novella e noi, forte dell’unica certezza che Gesù sta dalla nostra parte, possiamo e dobbiamo lottare perché la terra si trasformi in bellezza.

don Walter vostro parroco