AVVENTO TEMPO DI ATTESA

XXVI Domenica per Annuo: 30 settembre 2018

 

 “Se la tua mano è motivo di scandalo, tagliala” (Mc 9,43) 

Non c’è scandalo più grande che uccidere i sogni di un bambino. Scandalizzare i piccoli è rubare loro la speranza. Gesù ha offerto al mondo la via per arrivare al cielo: guardare la vita con la trasparenza degli occhi di un bambino. Il punto di osservazione dell’armonia dell’essere è l’innocenza del cuore. 

Noi dovremmo diventare come bambini e invece facciamo diventare i bambini vecchi come noi; avremmo bisogno dei loro sogni e invece li investiamo dei nostri incubi, delle nostre paure. 

La profezia è parola che lega l’uomo a Dio, la parola che scaturisce dalla Sua bocca, quella che ascoltiamo nel silenzio. Dio parla, noi dobbiamo ascoltarlo. Riuscire a fare nostra la Parola di Dio è renderLo visibile nella storia, nella propria e in quella di chi si incontra… è riportare l’uomo alla sua originaria purezza. 

Scandalo è una pietra di inciampo, un impedimento alla libertà del cuore, è voler seguire percorsi alternativi alla verità e alla trasparenza. 

Difficile in questi tempi farsi bambino, ma per chi crede in Cristo l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno. 

don Walter, vostro parroco. 

Riprende la celebrazione delle sante Messe in Sant’Anna

Con lunedì primo ottobre le celebrazioni delle Sante Messe feriali del mattino si svolgeranno nella chiesetta di S. Anna.

Sono sospese le S. Messe delle ore 20 il lunedì a S. Apollinare di Prabi e il venerdì al Santuario Maria Annunziata di Laghel. In questi due giorni don Walter celebrerà l’Eucaristia, il mattino, presso le Suore della S. Famiglia. 

Si manteranno invece le celebrazioni delle ore 20: 

il martedì a S. Bernardino; il mercoledì a S. Giuseppe e il giovedì a S. Rocco. 

25 Domenica per Annuo: 23 settembre 2018

“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di ciascuno” (Mc 9,35)

Il Maestro cammina, va veloce. Lui sta davanti, e stare davanti, benché con un nutrito seguito, spesso è restare soli, mentre chi sta dietro, comprende dove il Signore lo conduce.

I suoi compagni provocati dalla verità gioiscono di fronte al nuovo annuncio di risurrezione, avventura di cieli nuovi e terra nuova, ma forse turbati dalla croce preferiscono preoccuparsi di come spartirsi il potere. Una corsa ai primi posti che non si è mai fermata e che diventa affannosa, violenta fino a schiacciare gli altri; “Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?” (Gc 4,1). La ricerca ossessiva dei primi posti è il male assoluto che genera contrapposizione violenta.

Una descrizione inclemente, coraggiosa, dei guasti di ogni tempo che derivano dalla malattia del possesso e della voglia di sopraffare gli altri, mentre il Cristo annuncia una via diversa fatta di servizio, di annientamento per amore, di un grembiule per servire gli altri e rendere gli altri capaci di dignità grazie al proprio amore.

Una sana ambizione non è contraria all’amore, avere dentro di séil desiderio di crescere è umano, sacrosanto, legittimo, ma non controqualcuno, bensì a favore dell’umanità.

Per questo il presupposto di una sana crescita professionale, umana, sociale è quello di non servirsi degli altri per il proprio potere ma del proprio potere a servizio degli altri.

Il nostro è un tempo di guerra devastato dall’egoismo e dalladebolezza delle idee. La forza del cristianesimo è il suo Vangelo, una verità che non muta, trasparente, capace di vincere il mondo, anche se il mondo possiede sempre più armi distruttive.

Don Walter, vostro parroco

XXIV Domenica per Annuo: 17 settembre 2018

 “La gente chi dice che io sia?” (Mc 8,27) 

Gesù sapeva che nessun annuncio sarebbe stato possibile se coloro che aveva scelto per gridare la sua verità non avevano ancora dato la risposta decisiva: “Tu sei il Cristo, sei la salvezza!”. 

Dopo duemila anni di cristianesimo la situazione non è cambiata. Mentre ci si interroga sul come comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, e su che cosa la nostra gente pensi di Cristo, si dimentica che è la fede dell’evangelizzatore, del testimone, il punto di partenza di qualsiasi annuncio. “Tu sei il Cristo” è l’unica risposta alla domanda provocatoria di Gesù, ma la verità deve fare ancora i conti con l’evidenza della croce. 

E’ facile riferirsi a Dio per consacrare il proprio potere, e molti sono i poteri della terra che lo fanno. È bello sentirsi coccolati da un Dio che protegge, che fa miracoli sulla nostra strada, ma rispondergli accettando la sua e la nostra croce è un’altra cosa. 

Al Maestro che ci chiede: “Chi dici che io sia per te?”, bisogna rispondere senza delegare altri, senza alibi, senza scorciatoie. La vita è il campo da arare, il vomere è la Verità di Cristo: nelle mani del discepolo è posta la semina del futuro, la raccolta è compito del Maestro. 

La risposta comporta la lotta per sostenerla, la certezza che nonostante la prova io sarò in grado di seguire il passo del mio Signore. 

 don Walter, vostro parroco 

XXIII Domenica per Annum: 9 settembre 2018

 “Effatà, cioè: Apriti?” (Mc 7,34) 

Effatà, apriti!”… è una nuova condizione, un nuovo modo di essere di fronte agli avvenimenti della vita, è consapevolezza di uno sguardo aperto, ottimistico, provocato dalla speranza che in Cristo sarà vinta per sempre la morte. 

Un’apertura alla vita che si dispiega anche nella necessità di garantirla a tutti, soprattutto ai più sfortunati, ai più deboli. 

Dire fede è dire liberazione, la mia e quella dei fratelli che non riescono ad avvertirla. Gesù annuncia il Vangelo del Regno e lancia la sfida alla povertà, ad ogni povertà, e chiede a coloro che vogliono essere suoi amici di combattere al suo fianco la buona battaglia. 

Gesù apre le orecchie ai sordi, scioglie la lingua ai muti, ancora pronuncia effatà perché sia vinta ogni incomunicabilità che provoca egoismo e morte. Effatà perché si apra un’economia che sia davvero capace di vincere la diabolica divisione tra gli uomini e portare una equa distribuzione dei beni della terra. 

Effatà ai muti di una società senza più dialogo. Una società che per garantire il proprio interesse ha chiuso la comunicazione ai bisogni e alle richieste dei fratelli con il risultato del prevalere della solitudine, una invincibile solitudine. 

Effatà è una sconvolgente provocazione al nostro tempo. È sciogliere il silenzio che tormenta dentro, è ritornare alla parola amica, alle parole che legano, è ritornare ad essere uomini. 

 don Walter vostro parroco 

XXII Domenica per Annum: 2 settembre 2018

“Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7,6)

Non c’è cammino di fede che non sia calato nell’oggi, nella sostanza delle scelte, nella verità delle decisioni. La rappresentazione del creduto non può tralasciare, peggio, ignorare il contenuto della verità annunciata dal Vangelo. Il credente in Cristo sa che la sua vita è in gioco di fronte alla Parola e non vorrà perderne neppure una per conoscere la volontà del Padre, perché è in questa volontà che trova pace la sua ricerca: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Gc 1,22).

Non si è credenti per le sole preghiere, per la pratica religiosa che certo esprime una forma del credere, ma si è credenti se si cerca l’amore di Dio, rendendolo visibile nell’incontro con i fratelli. Il rischio sempre in agguato è che la rappresentazione della fede si sostituisca alla sostanza del credere.

La fede non può prescindere dall’impegno per la trasformazione in bene della storia. La preghiera, i riti, le celebrazioni, se non disegnano il percorso di un ascolto dall’Alto, se non incarnano nella carità il modo vero di adorare Dio, restano parole vuote, obbligano alla forma e non al contenuto.

don Walter, vostro parroco

XX Domenica per Annum: 19 agosto 2018

 “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv 6,54) 

Maria avrà sicuramente avrà impastato il pane e preparato l’agnello con le erbe amare per quell’ultima cena… avrà visto suo figlio, suo maestro, spezzare il pane e offrire il vino e avrà sentito le solenni parole che pronunciò: “Questo è il mio corpo, mangiatene tutti. Questo è il mio sangue, bevetene tutti”. 

Anche la Madre avrà bevuto quel vino e avrà mangiato quel pane, mentre le sue parole le avranno spezzato il cuore. 

Se gli altri avranno cominciato a capire che qualcosa stava accadendo, la Madre, che dal giorno del concepimento conservava ogni cosa nel suo cuore, comprese che quando il figlio parlava di vita donata, quando affermava che non c’è amore più grande di chi dà la propria vita per chi ama, parlava di sé, del suo corpo e del suo sangue versato. 

Maria era la donna che aveva partorito il Cristo, colei che, unica al mondo, era stata unita al Figlio dell’Altissimo in modo del tutto speciale. Ora, grazie all’eucaristica cena, quel suo particolare privilegio non veniva cancellato, ma veniva condiviso in modo diverso con tutti i commensali. 

Mangiare quel pane consacrato significava che tutti, come lei, avrebbero potuto accogliere la potenza dell’Altissimo nel proprio grembo. Il pane dice cibo, ma anche carne, perché se mangi pane diventi pane e se mangi Cristo diventi la sua carne. 

Maria in quell’ultima cena vide scendere l’amore nel cuore di ogni uomo e capì quanto Dio amasse il mondo tanto da farsi pane per diventare carne in ognuno di noi. 

Don Walter vostro parroco 

XIX Domenica per Annum: 12 agosto 2018

 “Io sono il pane disceso dal cielo” (Gv 6,41) 

Saziati di presente, soddisfatti delle certezze umane, delle lotte anche coraggiose per la giustizia… tutto passa, tutto si trasforma. 

Anche l’oggi gratificante, senza una speranza futura, senza un sogno, è frustrante. L’uomo ha diritto di chiedere una benedizione dall’Alto capace di realizzare i propri desideri e mettere a posto ogni cosa. Per poterla ricevere si è pronti a fare voti, preghiere e suppliche. È legittimo rivolgersi a Dio per i bisogni: Dio ama, e nel suo amore è sempre disponibile a confortare chi in Lui pone la sua speranza. 

Il miracolo però è la vita stessa, è fidarsi di Dio che libera dalla morte e non solo da quella finale: dalla morte di tutti i giorni, del quotidiano, che nasconde il vero. “In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6,47) 

Il grande miracolo è la fede, perché chi ha la fede ha tutti i miracoli, ha la forza del suo Dio che l’accompagna i suoi passi. 

Chi crede nel Signore certo non avrà nelle mani una lampada magica capace di soddisfare ogni desiderio, ma vestirà una inattaccabile armatura contro ogni avversità. 

Chi mangia il pane dell’abbandono fiducioso a Dio, chi si affida al cuore del Padre, non mancherà di nulla. 

Con l’occasione mi permetto di invitare tutti alla celebrazione del 15 agosto alle ore 20, presieduta dall’Arcivescovo Lauro. Auguro a tutti una buona Festa di Maria Assunta in cielo. 

don Walter vostro parroco 

XVIII Domenica per Annuo: 5 agosto 2018

 “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete in eterno” (Gv 6,35) 

La conseguenza della moltiplicazione dei pani e dei pesci non tarda ad arrivare. Non si era mai visto nulla di simile, e mai prodigio sembrava più rispondente all’idea di un Dio comodo in cui ci piace credere. Il prodigio sposta i popoli in cerca di soddisfazione. Un Dio al servizio dell’uomo conviene: invocarlo per il proprio bisogno, sperando nella sua accondiscendenza, è l’unico credo che accomuna non pochi. 

Se è giusto chiedere un pane da spezzare per la salute del corpo, per i figli da sfamare … imprigionare la fede nell’interesse particolare, nel bisogno di un istante, nel fugace sollievo di un momento è tradire il Vangelo. 

È giusto chiedere il pane, ma bisogna chiedere prima quello del cielo, necessario per la vita eterna. E’ giusto lottare per il pane da condividere, da spezzare in fraternità per rispondere alle attese di poveri, ma il Vangelo presuppone un percorso di conoscenza del cielo che diventa motore per la testimonianza nella storia. 

Non di solo pane vivrà l’uomo, e proprio perché la ricerca della vita passa attraverso la conversione delle attese, del futuro, della comprensione e del giudizio sul proprio essere nel mondo, là dove sarà la mia richiesta là sarà la mia fede. 

La nostra domanda di senso, la supplica per un mondo più giusto, purificato dal peccato e dalle sue conseguenze, non lasciano indifferente Gesù. In nome del suo amore, a chi chiede sarà dato, a chi bussa sarà aperto a condizione che il Regno sia il sogno condiviso, che il miracolo sia provocato dalla fede. 

Don Walter vostro parroco 

Grande Annamaria!!!

La signora Annamaria … una donna anziana con un cuore giovane e un pensiero brillante. Conosce la storia e la vita e per questo, con passione e visione di donna (come dice lei), invita tutti al sit in  per incontrarsi, dialogare, nel rispetto di tutti.

Il suo messaggio sta tutto nel cartello. “IO CRISTIANA DICO SI AI MIGRANTI, NEL MIO PAESE E NELLA MIA CASA”

Non possiamo cullarci nel mito anti evangelico di essere cristiani e andare d’accordo e di essere simpatici a tutti, diceva qualche tempo addietro un italianissimo cardinale …

don Walter