AVVENTO TEMPO DI ATTESA

Sacra Famiglia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi celebriamo la festa della Santa Famiglia e la liturgia ci invita a riflettere sull’esperienza di Maria, Giuseppe e Gesù, uniti da un amore immenso e animati da grande fiducia in Dio. L’odierno brano evangelico (cfr Lc 2,41-52) racconta il viaggio della famiglia di Nazareth verso Gerusalemme, per la festa di Pasqua. Ma, nel viaggio di ritorno, i genitori si accorgono che il figlio dodicenne non è nella carovana. Dopo tre giorni di ricerca e di timore, lo trovano nel tempio, seduto tra i dottori, intento a discutere con essi. Alla vista del Figlio, Maria e Giuseppe «restarono stupiti» (v. 48) e la Madre gli manifestò la loro apprensione dicendo: «Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (ibid.).

Lo stupore – loro «restarono stupiti» – e l’angoscia – «tuo padre e io, angosciati» – sono i due elementi sui quali vorrei richiamare la vostra attenzione: stupore e angoscia.

Nella famiglia di Nazareth non è mai venuto meno lo stupore, neanche in un momento drammatico come lo smarrimento di Gesù: è la capacità di stupirsi di fronte alla graduale manifestazione del Figlio di Dio. È lo stesso stupore che colpisce anche i dottori del tempio, ammirati «per la sua intelligenza e le sue risposte» (v. 47). Ma cos’è lo stupore, cos’è stupirsi? Stupirsi e meravigliarsi è il contrario del dare tutto per scontato, è il contrario dell’interpretare la realtà che ci circonda e gli avvenimenti della storia solo secondo i nostri criteri. E una persona che fa questo non sa cosa sia la meraviglia, cosa sia lo stupore. Stupirsi è aprirsi agli altri, comprendere le ragioni degli altri: questo atteggiamento è importante per sanare i rapporti compromessi tra le persone, ed è indispensabile anche per guarire le ferite aperte nell’ambito familiare. Quando ci sono dei problemi nelle famiglie, diamo per scontato che noi abbiamo ragione e chiudiamo la porta agli altri. Invece, bisogna pensare: “Ma che cos’ha di buono questa persona?”, e meravigliarsi per questo “buono”. E questo aiuta l’unità della famiglia. Se voi avete problemi nella famiglia, pensate alle cose buone che ha il famigliare con cui avete dei problemi, e meravigliatevi di questo. E questo aiuterà a guarire le ferite familiari.

Il secondo elemento che vorrei cogliere dal Vangelo è l’angoscia che sperimentarono Maria e Giuseppe quando non riuscivano a trovare Gesù. Questa angoscia manifesta la centralità di Gesù nella Santa Famiglia. La Vergine e il suo sposo avevano accolto quel Figlio, lo custodivano e lo vedevano crescere in età, sapienza e grazia in mezzo a loro, ma soprattutto Egli cresceva dentro il loro cuore; e, a poco a poco, aumentavano il loro affetto e la loro comprensione nei suoi confronti. Ecco perché la famiglia di Nazareth è santa: perché era centrata su Gesù, a Lui erano rivolte tutte le attenzioni e le sollecitudini di Maria e di Giuseppe.

Quell’angoscia che essi provarono nei tre giorni dello smarrimento di Gesù, dovrebbe essere anche la nostra angoscia quando siamo lontani da Lui, quando siamo lontani da Gesù. Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù, senza pregare, senza leggere il Vangelo, senza sentire il bisogno della sua presenza e della sua consolante amicizia. E tante volte passano i giorni senza che io ricordi Gesù. Ma questo è brutto, questo è molto brutto. Dovremmo sentire angoscia quando succedono queste cose. Maria e Giuseppe lo cercarono e lo trovarono nel tempio mentre insegnava: anche noi, è soprattutto nella casa di Dio che possiamo incontrare il divino Maestro e accogliere il suo messaggio di salvezza. Nella celebrazione eucaristica facciamo esperienza viva di Cristo; Egli ci parla, ci offre la sua Parola, ci illumina, illumina il nostro cammino, ci dona il suo Corpo nell’Eucaristia da cui attingiamo vigore per affrontare le difficoltà di ogni giorno.

E oggi torniamo a casa con queste due parole: stupore e angoscia. Io so avere stupore, quando vedo le cose buone degli altri, e così risolvere i problemi familiari? Io sento angoscia quando mi sono allontanato da Gesù?

Preghiamo per tutte le famiglie del mondo, specialmente quelle in cui, per vari motivi, mancano la pace e l’armonia. E le affidiamo alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth.

Papa Francesco, Angelus del 30 dicembre 2018

IV Domenica d’Avvento

 Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” Lc 1,45 

Lo Spirito Santo dona l’intuizione della verità di un Dio che è in noi e con il quale si cammina… Ed ecco che Maria si mette in cammino verso colei, la cugina Elisabetta, che la confermerà in questa fede, riconoscendo nel suo grembo il Figlio di Dio (semplicemente inaudito!). Così Dante apostrofa Maria: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti si’, che ‘l suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura”. 

Per noi è troppo grande il mistero dell’Incarnazione, di questa inaudita vicinanza del Dio che si fa accanto, si fa uomo. 

O ci lasciamo toccare dall’”intuizione” dello Spirito Santo e dalla testimonianza di altri che hanno creduto e visto o non scatterà la scintilla della fede. 

Abbiamo bisogno di Maria Santissima per credere, abbiamo bisogno di “colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Abbiamo bisogno della compagnia di Maria per camminare in questa prima beatitudine evangelica: chi impara a fidarsi di Dio cammina nella beatitudine del credente, non è che le fatiche e i pesi della vita scompaiano, semmai scopriamo che qualcun Altro li porta con noi. 

Chiediamo a Maria di poter vivere questa beatitudine del credere, per sentirci confermati nella presenza di un Dio vicino, in Gesù e nella compagnia degli uomini “amati da Dio”. 

La mangiatoia, in cui troveremo Gesù, il Dio-Uomo, o è dentro a noi stessi o non è! La mangiatoia giace nel profondo, nel presepe della nostra coscienza, nella fatica dei giorni, in cui si cerca e si scopre il volto di Dio nel sorriso di un bimbo, di un uomo, di un vecchio perché Dio si è fatto uno di noi e ci ha resi figli di Dio Padre. Buon Natale. 

Don Ferruccio Furlan 

Immacolata concezione

 Immacolata concezione 

“Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,20). 

Queste parole dell’Angelo Gabriele a Maria sono di consolazione anche per noi, se ci poniamo accanto a Maria, se gli chiediamo un po’ di semplicità, di disponibilità, di accoglienza che Lei ha vissuto pienamente e misteriosamente (ecco l’Immacolata). Noi non siamo immacolati, come Maria, in tutte le variabili del nostro pensare e agire ma siamo chiamati a questo (2° lettura di oggi), possiamo comunque sempre crescere in questo stile di vita nuova, evangelica. Questa possibilità di vita diversa, d’altronde è stata a noi data gratuitamente fin dal nostro Battesimo. Accogliamo e invochiamo lo Spirito Santo che stenda la sua ombra benefica sul nostro pensare, agire e giudicare riconoscendo i segni della sua presenza in noi e facendo crescere quel bene che già c’è. 

E’ da un bene presente e riconosciuto, dentro e fuori di noi, negli altri, che si può sempre ricominciare e andare avanti. Un bene che è dono, è Dio stesso con noi, lo Spirito Santo (vangelo di oggi). E’ questo l’augurio che ci facciamo in questo breve periodo che come amministratore parrocchiale farò tra voi, nell’attesa di un nuovo parroco. 

Vogliamo riconoscere e ringraziare del bene che don Walter ha saputo vivere e dare tra noi; riconoscere e apprezzare il bene presente nella comunità di Arco, fatta di tante persone, gruppi e associazioni; riconoscere il bene dei collaboratori pastorali, presbiteri e laici, che offrono nel loro servizio per la crescita della Chiesa e del Regno di Dio, secondo le possibilità anagrafiche e di forze. Questo il punto di partenza da cui andare avanti. 

Scriveva don Walter in questo stesso foglietto domenica scorsa: “Ora è tempo di abbandono e di supplica: “A te Signore, innalzo l’anima mia, in te confido” (Sal 25), certi che Dio non resta sordo al richiamo della sua creatura, ma è pronto a riportare l’armonia nelle vicende umane: “Ecco, io vengo” (sal.38) “ . 

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di coloro che sono nella prova e liberaci da ogni pericolo o Vergine gloriosa e benedetta. (Antifona mariana). 

Don Ferruccio Furlan 

Alla comunità’ cristiana di Arco

Alla comunità cristiana di Arco:

ho pregato e riflettuto molto, in questi mesi, alla luce di alcune fatiche personali e relazionali, vissute soprattutto nell’ultimo periodo della mia presenza in questa grande comunità.

Oggi ritengo di non avere più la necessaria serenità e le forze per continuare il mio servizio in mezzo a voi.

L’Arcivescovo, che ringrazio di cuore, ha accolto la mia ferma richiesta di essere sollevato da ministero e dalla responsabilità di parroco.

Dico grazie a quanti mi hanno accolto e mi hanno voluto bene per camminare al loro fianco. Ho ricevuto molto da voi e chiedo scusa se nel corso del mio ministero posso aver ferito qualcuno.

Il Signore Gesù sia indulgente e misericordioso, soprattutto con me.

Arco, 2 dicembre 2018                                                                               Don Walter Sommavilla

XXXIV Domenica per Annuo: Cristo Re dell’Universo!

 “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36) 

La regalità di Cristo non è di questo mondo, non è interpretabile con argomenti di potere e di dominio umano. Una regalità difficile da comprendere, fatta di martirio e di dolore; “Ecce homo!” 

Come fidarsi, come pensare che il gregge si possa salvare se il suo pastore è condannato a morte? 

Un solo Signore, un solo Dio, Padre di tutti, che unisce un nuovo popolo in un solo battesimo, è comprensibile solo se si riesce a partire da questa verità: un Dio che si fa carne, e carne sofferente, può essere scandalo per gli ebrei, stoltezza per i pagani ma per chi crede è salvezza. 

La corona di spine, la croce, sono il segno della sua partecipazione al dolore del mondo: il re è posto dinanzi, sta prima degli altri per dichiarare il proprio amore. Non così i re della terra che il più delle volte nel momento del pericolo abbandonano alla sofferenza e alla violenza il loro popolo. 

Il nostro re non è solo un eroe, è il Figlio di Dio che dà la vita: se Dio in Cristo ci fa da guida, potremmo avere più fiducia, potremmo avere più entusiasmo rispetto all’esistenza. 

Ritornare a Cristo, Re dell’universo, non è soltanto tornare all’osservanza della pratica religiosa, per l’uomo di fede è una necessità salvifica che non riguarda solo il tempo futuro ma il presente. È una ricerca di significato da consegnare alla vita. 

don Walter, vostro parroco. 

XXXIII Domenica per Annuo: 18 novembre 2018

 “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13,31) 

Una profezia di speranza, una certezza che nel corso degli avvenimenti rende eterna la Parola che non passerà: Cristo è la Parola, l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine. 

Gesù ha consegnato alla storia la parola definitiva: piccolo gregge, non avere paura, io sarò sempre con voi: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15). 

La sua Parola non passerà! Oggi penultima domenica del Tempo Ordinario, siamo chiamati a riflettere sugli ultimi giorni. La fede orienta al completo abbandono nella mani di Dio e induce a ritenere la propria vita aperta al futuro di un incontro decisivo. 

L’uomo di fede, il compagno di strada di Gesù, certo che nessuna delle sue parole passerà, vive il presente con più coraggio, nell’umiltà di quello che non ha, nella consapevolezza che se Dio è dalla sua parte il mondo e la vita saranno trasformati in luce eterna. 

Che grande cosa è la fede! Dentro ciascuno la promessa di Cristo, “le mie parole non passeranno”, fa scoprire una luce che non muore, che offre la possibilità di vivere la vita con verità. 

Ci saranno giorni lieti e giorni tristi, ci saranno momenti di vittoria e momenti di sconfitta, ma il credente resterà sulla vetta del monte della speranza con il Cristo e mentre lo guarderà negli occhi pregherà: “Signore, non tardare, se tu sei con me, niente e nessuno, neppure la morte, potrà essere contro di me”. 

don Walter, vostro parroco. 

XXXII Domenica per Annuo: 11 novembre 2018

 “Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri” (Mc 12,43) 

Due monetine non fanno rumore nella cassa dei potenti. 

Il rumore del denaro, per l’uomo di fede non è tanto fragoroso quanto quello della piena, totale, libera generosità. 

L’ostentazione del potere passa anche per le offerte generose, e il fracasso della beneficenza più che dare conforto ai deboli rende servizio al donatore. 

Se la storia delle convenzioni umane prevede che i primi posti, anche nei templi costruiti dagli uomini, siano riservati ai ricchi e ai potenti, nell’annuncio di Gesù il posto migliore è dato alla purezza di cuore che, benché sia spesso silenziosa, viene premiata dal Signore, Padre di misericordia: “Date e vi sarà dato”. (LC 6,38). 

Se la vera riconoscenza viene da Dio, lo sforzo allora dovrebbe essere messo nel riconoscere il testimone di misericordia. 

È necessario cercarlo, individuarlo, confrontarsi con lui per imparare dalla sua ricchezza a vincere la vera povertà generata dal calcolo, dall’egoismo, dalla paura di perdere le proprie sicurezze. 

In un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo, molti benestanti eliminano la solidarietà, mentre chi è in difficoltà economica continua a sentire il dovere della condivisione. 

Forse perché solo chi soffre comprende il sofferente, ma questo non giustifica l’avarizia dei ricchi. 

La generosità del povero spesso ridicolizza il falso potere degli egoismi terreni. 

don Walter, vostro parroco. 

recapiti e informazioni

 

Per emergenze (unzioni infermi, funerali, altro) rivolgersi a don Roberto Gremes (cell. 360 97 38 55) che farà riferimento ai padri Scalabriniani (p. Ampelio) e ai padri Concezionisti (p. Benny). 

Per le celebrazioni festive e feriali ci sono anche don Giovanni e don Augusto con il diacono Umberto oltre l’amministratore parrocchiale don Ferruccio. 

Nelle prossime settimane don Ferruccio sarà presente il sabato e la domenica in Canonica e a necessità; il resto della settimana è a Trento. 

XXXI Domenica per Annuo: 4 novembre 2018

 “Non sei lontano dal Regno di Dio” (Mc 12,34) 

A volte si corre il rischio di onorare Dio con le labbra, ma non con il cuore: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. ( 1Gv 4,20). 

Paradossalmente non è lontano dal regno di Dio chiunque ama il suo prossimo, perché chi ama suo fratello come se stesso, senza nemmeno saperlo, ama Dio. Tuttavia, i due comandamenti restano inscindibili: chi ama il prossimo, ma non conosce Dio, è vicino al regno, ma non vi è ancora entrato, perché perde la gioia di sentirsi amato da Dio, sicuro all’ombra delle sue ali. 

Amare Dio non è un obbligo per ottenere la sua protezione ed evitare il castigo eterno: non è una regola che si accetta o meno. Amare Dio è come percorrere una strada circolare che inizia dall’amore per sé stessi, per poi passare all’amore per gli altri che conduce al Padre, là dove la strada ricomincia. Ma il viandante, arricchito dall’amore sperimentato, questa volta, nel riprendere la via, ha un amore più forte: ora ama di sé stesso anche i difetti del suo corpo, i limiti del suo carattere, le sue debolezze perché sente di essere una creatura di Dio, degna di rispetto. E amando le proprie carenze, egli impara ad amare quelle degli altri e la cerchia del prossimo si allarga sempre di più. 

E più sono numerose le persone che riusciamo ad amare, a perdonare, a compatire, ad aiutare, ad accogliere, più velocemente la strada ci riconduce a Dio. 

Don Walter, vostro parroco.