XXVII Domenica del Tempo Ordinario 2026

Celebriamo la 27^ domenica del Tempo Ordinario. Ancora una volta – come nelle due domeniche precedenti – l’immagine nel testo evangelico è quella della vigna. Ogni viticoltore sa che la vite è un arbusto estremamente delicato, bisognoso di molte cure: basta poco per rovinare gli sforzi fatti e non ottenere il frutto desiderato. E’ l’immagine che la Bibbia predilige per identificare il popolo d’Israele, destinatario di infinite cure da parte di Dio, eppure sempre molto fragile; così Gesù sembra indicare anche il nuovo Israele, la sua Chiesa, per la quale ha donato la sua vita nella predicazione, nell’amorevolezza verso le sofferenze, nel perdono e nell’accoglienza.

Spesse volte – va riconosciuto – il Signore non ha ottenuto il frutto desiderato delle sue fatiche, fino alla morte in croce. La conclusione dovrebbe essere quella della rovina finale: così ragioniamo noi uomini. Invece Gesù ricorda che la pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra angolare; il Signore compie meraviglie e il suo amore supererà sempre qualsiasi fallimento umano.

Tutto ciò ci invita oggi al rendimento di grazie: siamo spesso deboli in fede ed umanità, ma nulla in Cristo va perduto, perché siamo soccorsi dalla sua misericordia e dalla sua provvidenza.

Per appartenere al popolo di Dio è necessario aderire a Cristo con l’obbedienza della fede. Non è questione solo di buona volontà, ma di vivere “in Cristo”, essere innestati in Lui, che è la vera Vite, da cui fluisce la linfa che dà al cristiano la forza per produrre frutti con le opere della carità.

Prendiamoci cura con responsabilità e gratitudine della missione affidataci da Dio.

don Francesco, vostro parroco