
Celebriamo la 21^ domenica del Tempo Ordinario. La pagina evangelica di Matteo ci riporta una tappa fondamentale del cammino dei discepoli con Gesù. Nella regione di Cesarea di Filippo, Gesù volendo sondare la fede dei suoi discepoli chiede anzitutto a loro quale sia l’opinione della gente su di lui. Dalle loro risposte capiamo che anche allora, come del resto oggi, c’è molta confusione e ignoranza circa l’identità del Maestro di Nazareth.
In un secondo momento Gesù chiede direttamente a loro che cosa “vedono” di lui. Pietro, a nome del collegio apostolico, proclama la fede nel “Cristo, Figlio del Dio vivente”. A questa professione di fede Gesù lo proclama “roccia” della Chiesa, cambiandogli il nome per indicare che, nonostante le debolezze o le lotte che avrebbe incontrato, egli deve conservare alla Chiesa la solidità della roccia. A lui affida anche le chiavi, segno di dignità e potere per aprire a tutti le porte belle di Dio.
Se la Chiesa è il dono di Dio, in un tempo come il nostro in cui tutto viene messo in discussione, il cristiano continua a sentirsi “pietra viva” per edificare la Chiesa con una fede viva e cooperante con gli altri fratelli.
Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che vivo di lui con gli altri. Non lasciamoci impressionare da nulla e da nessuno, né dai difetti e limiti degli uomini di Chiesa (sono anzitutto uomini, prima che ministri di Dio!). Nella Chiesa ognuno può trovare quello che serve per la salvezza. Occorre pensare non alla Chiesa che immaginiamo, ma a quella voluta da Cristo, con tutto il popolo di Dio e i suoi pastori, obbedire ai quali è obbedire a Cristo stesso: “Chi ascolta voi, ascolta me”.
don Francesco, vostro parroco






