
Celebriamo la 5^ domenica di Pasqua. Il Vangelo ci riporta nel Cenacolo, in un momento di grande intimità di Gesù con i suoi discepoli, poco prima dell’arresto, del processo e della condanna alla morte in croce.
La cena pasquale è terminata e Giuda è già uscito dal Cenacolo, nella notte. Gesù si intrattiene con i suoi perché ha da comunicare delle verità non ancora rivelate. E’ un colloquio non solo da Maestro a discepoli, ma da Amico ad amici, anzi di confidenza e unione familiare.
Un velo di tristezza regna nel gruppo, perché Gesù ha detto che sta per andarsene. Egli li incoraggia a non essere turbati: non potrà mai abbandonarli, anche se sta per “andare al Padre”.
Tommaso pone un’obiezione e Gesù si fa conoscere come l’unica via che porta alla verità e dona la vita. Poi, nel dolce e forte rimprovero a Filippo, afferma qualcosa di umanamente inaudito, da vertigini per la fede: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Dio e l’uomo sono uniti nella persona di Gesù. Egli è vero Dio e vero uomo!
La nostra fede poggia su questo mistero. Pur immersi nelle tribolazioni della vita, vogliamo mantenere viva e salda la nostra fede per “restare cristiani”. Oggi, in questo nostro “qui e ora”, il Risorto ci viene incontro per confortarci: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”.
Gesù, “pietra viva” (2^ lettura), ci ha scelti “quali pietre vive”, per costruire “l’edificio spirituale” della sua Chiesa. Con il battesimo tutti siamo chiamati a formare un popolo che proclama con le parole e con le opere la presenza salvifica del Signore Risorto nella storia del mondo e nella vita di ciascuno.
don Francesco, vostro parroco






