
Celebriamo la 2^ domenica di Pasqua, tradizionalmente chiamata “domenica in albis” o domenica della divina Misericordia. Il testo evangelico di Giovanni ci narra le prime due apparizioni di Gesù risorto ai suoi discepoli. Tutte e due avvengono “il primo giorno dopo il sabato”, a distanza di otto giorni. Cristo, dunque, risorge, appare e riappare il primo giorno dopo il sabato.
Ecco come nasce la nostra domenica: “il nuovo giorno”, il giorno del Signore, inaugurato dalla risurrezione di Cristo. “Da allora il cristiano non potrebbe più vivere senza celebrare quel giorno e quel mistero” (CEI, Il giorno del Signore). Infatti, questo dichiarano i quarantanove martiri di Abitène con a capo il prete Saturnino (siamo nel 304 d.C.): “non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore”, e affrontano la morte piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore.
La liturgia ci rimanda oggi al senso profondo del nostro Battesimo, facendoci attingere alle sorgenti della Pasqua scaturite dalla passione, morte e risurrezione di Cristo. E’ un’immersione nella Vita! Con l’apostolo Tommaso (Vangelo) celebriamo la nostra “seconda nascita”: siamo nati alla fede perché rigenerati dalla “grande misericordia” del Padre, e partecipi di questo dono, ci scopriamo insieme Corpo di Cristo, sua Chiesa, comunità di salvati (1^ lettura).
La risurrezione operata in noi nel Sacramento del Battesimo non ci sottrae alla fatica quotidiana del credere, ma attraverso le varie prove della vita, ci rigenera “per una speranza viva” (2^ lettura): la nostra eredità di figli amati e perdonati che ora confessano con Tommaso, pur senza vedere: “Mio Signore e mio Dio!”
don Francesco, vostro parroco






