
Siamo giunti alla 5^ domenica di Quaresima. Tutti i testi della liturgia della Parola sono un inno alla vita e alla risurrezione.
A noi, che conosciamo la fragile precarietà dell’esistenza, oggi Gesù si presenta come colui che possiede e dona la vita. Riportando alla vita l’amico Lazzaro, egli prefigura e anticipa la sua imminente passione, morte e risurrezione e rivela la vita piena e felice che il Padre prepara per noi.
In questo cammino quaresimale – che come ricordavamo nelle scorse domeniche – è un cammino catecumenale, cioè di preparazione al Sacramento del Battesimo, le parole pronunciate da Gesù vicino al sepolcro di Lazzaro, risuonano come un invito alla vita. “Lazzaro, vieni fuori!”: l’uscita di Lazzaro dal sepolcro diventa l’immagine del battezzato che risale dall’acqua del battesimo, risorto a una vita nuova.
Lazzaro è chiamato per nome, e anche ciascuno di noi nel battesimo abbiamo ricevuto un nome, perché la salvezza ci coinvolga personalmente. Siamo noi che oggi usciamo dal sepolcro, che passiamo dalla schiavitù del peccato alla dignità di figli di Dio, dal dominio della morte alla vita scaturita dalla risurrezione di Cristo. “Io sono la risurrezione e la vita… Chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. E tutto questo avviene ora, nel nostro presente, nell’oggi della nostra fede: “Credi questo?…. Sì, o Signore, io credo”.
Il miracolo prefigura l’imminente passaggio di Gesù dalla morte alla vita, dalla croce alla gloria. Cristo vince la morte: ci chiede di confidare in lui, anche nelle ore più buie, perché nessun dolore è senza speranza per chi ha fede.
don Francesco, vostro parroco






