
Siamo giunti alla 2^ domenica di Quaresima, nella quale ogni anno ascoltiamo il passo evangelico della Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Infatti dopo aver sostato per 40 giorni e 40 notti nel deserto ed aver affrontato e vinto le tentazioni del Male, oggi con Gesù siamo invitati a salire sul monte.
Nel deserto Gesù ha vinto il tentatore, rimanendo figlio e rispondendo con la Parola alle subdole avance a cui era sottoposto. Ora la sua condizione filiale si manifesta nella luce di un corpo trasfigurato ed è confermata dalla voce autorevole del Padre: “Questi è il Figlio mio: l’amato!”
La sua gloria, che i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano, non può essere bloccata sul monte, in tre capanne, come vorrebbe Pietro. Occorre rimettersi in cammino, perché soltanto lungo la strada che sale a Gerusalemme potrà manifestarsi, ed essere riconosciuta, la gloria luminosa che trasfigura Gesù: è infatti la gloria di chi offre la vita sulla croce, per amore.
Sapendosi amato dal Padre, Gesù ama, fino al dono totale della sua esistenza, tutti i suoi fratelli e sorelle. Quindi, anziché costruire capanne per fermarci, siamo invitati a seguirlo.
Anche noi, come Abramo (1^ lettura), dobbiamo uscire dalla terra dei nostri egoismi, per incamminarci verso la terra che Dio ci mostra: quella di una vita che si realizza donandosi. Questa è la vocazione santa alla quale Dio ci chiama, come Paolo (nella 2^ lettura) scrive all’amico e collaboratore Timoteo. Colui che ha vinto la morte fa risplendere in noi la sua vita nuova. L’amore che trasfigura Gesù deve trasformare anche noi, rendendoci in Lui nuove creature.
don Francesco, vostro parroco






